I ristoranti generano il maggior volume di WOM

La Harris Interactive ha recentemente rilasciato lo studio Equitrend 2008.  Si tratta di uno studio, realizzato già da 28 anni, che analizza la brand equity di oltre 1.000 brand nell’ambito di 39 categorie di prodotto, con lo scopo di fornire insight a proposito dei vari brand. Tra le unità di misura usate da Equitrend per definire la brand equity, ci sono: familiarità, qualità, intenzione d’acquisto, aspettative, distinzione e fiducia di ciascun brand.

Nell’ultima edizione la maggior parte della top ten è risultata costituita da brand alimentari: al primo posto si è posizionato il Ketchup Heinz, seguito dalle caramelle M&M’s e dai prodotti (latte e cioccolata) Hersheys. Al sesto ed ottavo posto della classifica di brand equity ritroviamo rispettivamente, i cerali Cheerios e la Kraft Foods. Al quinto posto le batterie Duracel e Discovery Channel al settimo.

Quest’anno però lo studio Equitrend si posto anche l’obiettivo di valutare i volumi di wom marketing relativi ad un brand ed in particolare: scoprire quali brand e quali categorie di prodotti avrebbero beneficiato di più dalla diffusione del word-of-mouth, quantificare il livello di WOM nell’ambito di una certa categoria merceologica e identificare i sotto-gruppi demografici con più probabilità di impegnarsi nel passaparola.

E’ risultato che alcuni prodotti generano  più word-of-mouth degli altri: in particolare i ristoranti generano il più maggior volume di WOM, seguiti dai prodotti per computer, dal cibo, dai dispositivi elettronici, alberghi e divertimenti.

Carol Gstalder, Senior Vice Presidente della Harris Interactive, ha spiegato la necessità di combinare le tradizionali analisi sulla brand equity con l’analisi del WOM, dicendo che “sta diventando sempre più importante capire a quali social network appartengono gli stakeholders e come funzionano [questi social network], per influenzare proattivamente la diffusione di brand experience positive e minimizzare le conseguenze negative”.

Le 50 autovetture piu’ discusse online questa settimana

Quali sono? Io lo so ma non ve lo dico :-)

Ok, ok…ve lo dico…leggete qui.

Nelle prossime settimane credo che vi aggiorneremo anche sui film piu’ caldi del mese….vero Davide? ;-)

La nomination di Obama: un’analisi del buzz sui social media

Jeremiah Owyang in questo post ha raccolto alcuni grafici del buzz online relativo ai candidati alla presidenza degli Stati Uniti (Obama, Clinton e McCain) subito dopo il discorso di Obama. Usando degli strumenti free per l’analisi del buzz sui social media,  Owyang ha registrato i volumi di discussione su Twitter, le keyword sui blog e il traffico sui siti dei candidati.

In particolare l’autore ha usato Twist per registrare l’andamento delle keyword Obama, Clinton e McCain negli ultimi sette giorni prima del discorso conclusivo di Obama. Il picco della keyword di Obama si spiega facilmente con la concomitanza dell’evento. Anche usando Twitvolume, Owyang ha rilevato l’assoluta prevalenza di Obama (258.000 citazioni) contro le 29.700 di Hillary Clinton e delle 905 di McCain.

L’ultima analisi effettuata sui dati di twitter è stata la costruzione della tag cloud intorno alle tre solite key word  (Obama, Clinton e McCain)  con Twitter Spectrum. Tuttavia il risultato ottenuto secondo Owyang permette di confrontare le keyword associate a vari candidati, man non va oltre l’associazione di idee in quanto il contesto, determinante per esprimere qualunque giudizio, non può essere recuperato.

Per quanto riguarda  l’andamento delle keyword relative ai tre candidati sui blog negli ultimi trenta giorni, usando Icerocket si è rilevato che, anche in questo caso,  la frequenza più alta l’hanno ottenuta le keyword relative ad Obama.

Per misurare il traffico sui siti dei candidati, infine, l’autore ha usato sia il sito di Alexa che quello di Compete ed entrambi hanno mostrato che il sito ad ottenere il traffico maggiore era quello di Obama.

Insomma, come conclude  Jeremiah mettendo un pò le mani avanti,  è chiaro che l’evidente trend positivo del buzz online nei confronti di Obama non ci da la sicurezza sull’esito della campagna presidenziale, ma a nostro avviso è certamente un chiaro segnale di chi ha lavorato meglio o comunque puntato di più su internet e sui social media.

Reputazione online e buzz nel settore automotive

Cosa dicono i consumatori delle aziende automobilistiche su web?  Quali sono i modelli più popolari e le marche con un miglior gradimento? Di che cosa si parla all’interno delle comunità online dedicate alle auto e quali sono i “luoghi virtuali” in cui discute maggiormente di macchine? Quali gli autori più prolifici e quali le conversazioni più calde?

Per rispondere a queste e molte altre domande nonché ai bisogni informativi delle aziende che vogliono sfruttare l’enorme patrimonio informativo liberamente a disposizione all’interno della rete, BlogMeterTM ha scandagliato i social media italiani, analizzando oltre 800 mila messaggi di buzz online dedicati al mondo dell’auto nell’ultimo quarto del 2007.

Cliccate qui per leggere gli highlights della ricerca.

La product experience genera word-of-mouth? Sicuramente più della pubblicità…

Secondo i dati della Nielsen CGM/Homescan Buzzfacts, la pubblicità e le promozioni sia online che sui media tradizionali spingono poche persone a postare o scrivere messaggi nei forum o nei loro blog: solo il 18% degli utenti ha affermato di citare nei propri blog o sui forum le promozioni dei prodotti. Quello che spinge davvero i consumatori a parlare dei prodotti è la “product experience”: infatti il 55% dei consumatori ha affermato di aver scritto a proposito di un prodotto che hanno usato e che li ha soddisfatti, mentre il 28% ha postato a proposito di un prodotto che hanno provato ma non li ha soddisfatti e avrebbero voluto un rimborso. Il 27% inoltre ha affermato di aver letto un commento su un prodotto e di aver risposto a questo commento.

La “product experience” riguarda sia la qualità del prodotto che del customer service, ha ricordato Pete Blackshaw, EVP di Nielsen Digital Strategic Services (DSS), il nuovo servizio, inaugurato con un seminario online su come usare i Consumer Generated Media per la brand advocacy.

Se il volume del word-of-mouth a proposito di un prodotto dipenderà dalla qualità del prodotto e del suo customer service, realizzare campagne virali con un prodotto cattivo o su caratteristiche deboli dell’azienda può essere un grosso rischio. Infatti gli user-generated-content (negativi) ottengono spesso un ottimo posizionamento sui motori di ricerca e quindi hanno sempre più il potere di incidere sulla profittabilità dell’utente e sul valore del brand e dell’azienda.

Secondo Blackshaw, quindi, bisogna presidiare l’advocacy del brand e qualunque componente dell’azienda deve essere coinvolto nell’ascoltare le conversazioni che si realizzano online, in modo da migliorare il customer service, fornire risposte veloci alle lamentele dei consumatori, identificare i loro bisogni e le nuove opportunità di prodotto. La Nielsen ha anche definito il  “Brand Advocacy Quotient” (BAQ), un indice ottenuto combinando i risultati ottenuti sia analizzando i CGM che i siti e i sondaggi, per determinare se e quanto i consumatori sostengono o denigrano un brand.

Per ottenere e mantenere una buona brand advocacy, le aziende dovranno essere oneste e trasparenti. Quelle che lo stanno già facendo hanno già ottenuti buoni risultati, anche dal punto di vista del ritorno economico, come dimostrato da una ricerca realizzata dall’Aberdeen Group e presentata da Jeff Zabin. Secondo questa ricerca, infatti, l’84% delle aziende che monitorano I social media e li integrano del processo di decision-making hanno visto migliorare anno per anno la customer retention, aumentando il ROI degli investimenti sui media e la capacità di predire il comportamento dei consumatori.

Ricerche in pillole: Il caso Speed Racer

Che il passaparola costituisca da sempre un fattore determinante per il successo di un film (ma anche di un libro oppure di una canzone) non è certo una novità.

Di nuovo c’è che oggi la “versione digitale” del passaparola, ossia quello che si diffonde online sulla blogosfera, le comunità dedicate (al cinema) ed i social network, può essere tracciata, misurata ed analizzata.

Insieme a ScreenWEEK, abbiamo sviluppato uno strumento di analisi del passaparola cinematografico online allo scopo di fornire agli operatori del settore un valido mezzo per leggere ed interpretare i segnali che si possono raccogliere all’interno dei social media italiani nei confronti di un film (ma ache di un home video) in uscita.

Per far comprendere meglio le potenzialità dello strumento, insieme a Davide Dellacasa, editore di ScreenWEEK, abbiamo deciso di inziare a pubblicare una serie di “ricerche in pillole” relative ad alcuni blockbuster di prossima uscita.

Per iniziare abbiamo scelto: Speed Racer (non esattamente un gran successo pare….)

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