Blogmeter e l’importanza dell’ascolto al Back To Basics/Officina della Comunicazione

I target non sono solo fogli excel” e “Non è la rete ad essere popolata di persone strane, è che non siamo abituati a sentire gli altri pensare”. Inizia così, sulle parole di Mafe De Baggis, la sessione conclusiva della terza e ultima giornata dell’Officina della Comunicazione, evento dal nutrito calendario di convegni e seminari che si è tenuto agli East End Studios di Milano tra il 18 e il 20 Maggio 2011.

Viviana Venneri di Blogmeter, insieme a Mafe de Baggis, Roberta Milano, Barbara Corti e Marco Brambilla hanno partecipato alla sessione pomeridiana del convegno Back to Basics con l’obbiettivo di riunire, attraverso le loro presentazioni, spunti e idee per “fare uscire la rete dalla rete”, per applicare gli insegnamenti appresi dal mondo online anche offline, e viceversa.

L’intervento di Blogmeter in particolare ha puntato ad enfatizzare i consigli utili per realizzare al meglio l’importante e delicata fase dell’ascolto delle persone nella social web.

Consigliamo, a chi non fosse riuscito a partecipare, di consultare il blog dell’ Lallodola dove è possibile scaricare un riassunto dei @RT più importanti della giornata e i link di slideshare:  http://www.slideshare.net/2back2basics e http://www.slideshare.net/Blogmeter/ascoltare-la-retetipstricks.

Cosa imparare dalla campagna di marketing (elettorale) di Obama

Secondo quanto scrive Al Ries su Adage, l’elezione di Obama deve essere considerata un evento storico per il marketing.

La strategia di marketing di Obama, recentemente nominato “marketer dell’anno“, incentrata sul concetto di “change”, ha permesso ad un uomo abbastanza sconosciuto, più giovane del suo avversario, nero e con un nome che evoca associazioni mentali controverse,  di trionfare prima contro la donna più conosciuta degli USA e legata ad uno dei politici di maggior successo e poi contro un senatore di lunga data ed eroe di guerra molto conosciuto.

I suoi avversari hanno cambiato più volte il messaggio trasmesso tanto da farli sembrare indecisi e vacillanti: la strategia di Hillary Clinton si era inizialmente basata sull’esperienza, poi si è spostata sul “Countdown to change”, infine si è trasformata in “Solutions for America.”  John McCain ha usato molte definizioni diverse di sè stesso (Conservative. Maverick. Hero. Straight talker. Commander. Bipartisan conciliator. Experienced leader. Patriot), troppe secondo The New York Times Magazine, che già  a fine ottobre si chiedeva se l’incapacità di centrare la campagna su nucleo narrativo  potesse indebolire McCain.

In generale, entrambi gli avversari di Obama hanno puntato sul “riuscire a  realizzare il cambiamento meglio di Obama”, ma “meglio”, ammonisce Al Ries, non funziona mai in marketing: per avere successo bisogna essere “differenti”, bisogna legarsi univocamente ad un concetto nella mente degli interlocutori in modo che i concorrenti non possano insidiarlo ed evitare la “Pepsi pattern” ossia il cambiare slogan ogni volta che cambia il direttore marketing (che in Pepsi sembra accadere in media una volta ogni 2,5 anni)

La campagna elettorale di Obama è stata vincente in quanto semplice, consistente e rilevante.

1. Semplicità: circa il 70% della popolazione USA è convinto che il Paese stia andando nella direzione sbagliata, perciò la campagna di Obama si è opportunamente focalizzata su un concetto molto semplice qual è il “cambiamento”. Secondo Al Tries, infatti, uno slogan può essere intelligente, legato al prodotto, evocativo ecc, ma non sarà mai molto efficace se non è semplice.

2. Consistenza. Prima di poter comunicare, le aziende devono provare a posizionarsi: Obama non doveva trasmettere di essere un agente del cambiamento, ma ripetere il messaggio di cambiamento innumerevoli volte, affinchè fossero gli elettori ad identificarlo con il concetto di “cambiamento”. Per emergere tra tutta l’informazione attualmente disponibile, infatti, è necessario ripetere un concetto infinite volte, attraverso campagne di comunicazione coerenti per molti anni.

3. Rilevanza. Per poter vincere è necessario competere su un campo di battaglia favorevole: Obama ha costretto i suoi avversari a discutere delle proposte di cambiamento per il Paese, in modo da evidenziare come i loro cambiamenti risultano diversi dalla proposte di Obama. In questo modo Hilary Clinton e McCain non hanno potuto parlare molto degli argomenti in cui erano più forti, quali l’esperienza e le relazioni con gli altri leader internazionli.

Insomma, una campagna di marketing (elettorale) cosi memorabile da far vincere a Barack Obama il titolo di “uomo di marketing dell’anno” secondo Adage.

Elezioni presidenziali USA: cosa ne pensa la blogosfera italiana?

Venite a scoprilo su Memesphere all’interno della nuova sezione dedicata allo scontro tra Obama e Mc Cain.

Per saperne di più, leggete qui.

La nomination di Obama: un’analisi del buzz sui social media

Jeremiah Owyang in questo post ha raccolto alcuni grafici del buzz online relativo ai candidati alla presidenza degli Stati Uniti (Obama, Clinton e McCain) subito dopo il discorso di Obama. Usando degli strumenti free per l’analisi del buzz sui social media,  Owyang ha registrato i volumi di discussione su Twitter, le keyword sui blog e il traffico sui siti dei candidati.

In particolare l’autore ha usato Twist per registrare l’andamento delle keyword Obama, Clinton e McCain negli ultimi sette giorni prima del discorso conclusivo di Obama. Il picco della keyword di Obama si spiega facilmente con la concomitanza dell’evento. Anche usando Twitvolume, Owyang ha rilevato l’assoluta prevalenza di Obama (258.000 citazioni) contro le 29.700 di Hillary Clinton e delle 905 di McCain.

L’ultima analisi effettuata sui dati di twitter è stata la costruzione della tag cloud intorno alle tre solite key word  (Obama, Clinton e McCain)  con Twitter Spectrum. Tuttavia il risultato ottenuto secondo Owyang permette di confrontare le keyword associate a vari candidati, man non va oltre l’associazione di idee in quanto il contesto, determinante per esprimere qualunque giudizio, non può essere recuperato.

Per quanto riguarda  l’andamento delle keyword relative ai tre candidati sui blog negli ultimi trenta giorni, usando Icerocket si è rilevato che, anche in questo caso,  la frequenza più alta l’hanno ottenuta le keyword relative ad Obama.

Per misurare il traffico sui siti dei candidati, infine, l’autore ha usato sia il sito di Alexa che quello di Compete ed entrambi hanno mostrato che il sito ad ottenere il traffico maggiore era quello di Obama.

Insomma, come conclude  Jeremiah mettendo un pò le mani avanti,  è chiaro che l’evidente trend positivo del buzz online nei confronti di Obama non ci da la sicurezza sull’esito della campagna presidenziale, ma a nostro avviso è certamente un chiaro segnale di chi ha lavorato meglio o comunque puntato di più su internet e sui social media.

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