A BigG non interessa il linguaggio naturale: “ci interessa il significato delle parole”

L’intervista a Peter Norvig, Director for Search Quality di Google, pubblicata sulla MIT Technology review, ci fa capire due cose:

  1. BigG non crede alle query in linguaggio naturale (NLP)
  2. E’ più facile parlare di NLP quando si sa di cosa si sta parlando

Google, non crede alle query in linguaggio naturale, non pensa, come Powerset, Hakia e qualche altro che l’information retrieval si debba trasformare in question answering per avere successo:

we don’t think it’s a big advance to be able to type something as a question as opposed to keywords. Typing “What is the capital of France?” won’t get you better results than typing “capital of France”

Contemporaneamente però:

We think what’s important about natural language is the mapping of words onto the concepts that users are looking for [...] But understanding how words go together is important. To give some examples, “New York” is different from “York,” but “Vegas” is the same as “Las Vegas,” and “Jersey” may or may not be the same as “New Jersey.”

In effetti è proprio di questo, non di question answering, che si occupano i linguisti: di come certe relazioni di significato sono veicolate da certe espressioni linguistiche (e non da altre).

Tutto sommato è bello sapere che la più grande azienda al mondo che manipola, analizza, indicizza espressioni linguistiche (contenute in alcuni miliardi di documenti creati da alcuni milioni di esseri umani) sa esattamente che cosa sta facendo, e forse sta facendo la cosa giusta.

Nota a margine: Il lancio su slashdot di questa intevista in 24 ore ha accumulato quasi 150 commenti: l’argomento indubbiamente piace.

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.