Friendfeed una nuova piattaforma di blogging?

Steve Rubel in questo post sembra d’accordo con  l’idea, di cui parlavamo nel post precedente, che Friendfeed abbia molte potenzialità di sviluppo tanto  che avanza l’ipotesi che questo social network diventi una grande piattaforma di blogging.

A sostegno della sua ipotesi,  Steve Rubel suggerisce di osservare Robert Scoble  per capire l’evoluzione che può avere l’ uso di Friendfeed : l’attivissimo Scole  (13472 utenti  e 209 stanze seguiti, circa 8000 commenti e 15000 like) posta direttamente su Friendfeed i propri pensieri e li commenta per primo. In pochi minuti questi post  sono capaci di generare centinaia di altri commenti ed ottenere moltissimi like. Questo mostra come su Twitter e Friendfeed sia più facile ottenere l’engagement dei lettori rispetto ad altri network. Tuttavia rispetto a Twitter, su Friendfeed è più facile seguire le risposte dei commentatori, che vengono raccolte sotto il commento a cui si riferiscono, in modo da poterle gestire  anche via IM, e la possibilità di inserire immagini rende il commento più completo.

Secondo Rubel, se Friendfeed aggiungesse altre funzionalità come la possibilità di scrivere post più lunghi, personalizzare il dominio e modificare il design della propria pagina, questo social network potrebbe diventare un’importante piattaforma di blogging. In particolare Friendfeed potrebbe attirare i blogger per due motivi: innanzi tutto perché inserirebbe ogni post del blog in una conversazione in tempo reale tra molti utenti interessati e poi perchè Friendfeed potrebbe diventare un important brand di blogging, come sono adesso TypePad e WordPress, con i relativi vantaggi di SEO.  Infine Rubel ipotizza anche uno specifico sistema di Adsense per Friendfeed.

Friendfeed come piattaforma di blogging potrebbe avere degli svantaggi,  la velocità e la facilità di inserire il commento potrebbe portare da una parte alla perdita di valore aggiunto dei  commenti e dall’altra,  essendo un luogo di discussione comune senza un owner-moderatore, si corre il rischio di una continua nascita di flame (risse virutali).

Boh, vedremo, a noi piace moltissimo ed oramai lo usiamo quanto se non più del nostro buon aggregatore (google reader per l’esattezza) ;-)

I social media nel 2009: come evitare l’information overload

Torniamo a scrivere dopo quasi un mese di assenza (il nuovo record negativo), causa vacanze di natale ed un periodo di lavoro particolarmente intenso, per parlare di ciò che (probabilmente) ci aspetta nel 2009.

Sarah Perez in questo articolo su Read&Write fa alcune previsioni su come gli utenti interagiranno con social media nel 2009. Partendo dall’idea che a causa dell’attuale crisi economica nel 2009 ci dovrebbero essere meno applicazioni nuove da provare, gli early adopters potranno rivalutare alcune applicazioni abbandonate e pensare nuove modalità d’uso delle applicazioni già esistenti.

Se nel 2008 per comprendere come gestire al meglio le applicazioni dei social media, gli utenti le hanno adottate in massa, nel 2009 è possibile che usino un occhio molto più critico verso i nuovi servizi: gli utenti, grazie alla consapevolezza derivante dall’esperienza maturata, si chiederanno che valore aggiunto può apportare un nuovo servizio e se effettivamente ha qualcosa di nuovo, prima di iniziare ad usarlo. Probabilmente la crisi economica, riducendo le possibilità di finanziamento,  eviterà anche la nascita di servizi che sono semplicemente il clone di altri già molto popolari.

Gli utenti, infatti, hanno già appreso come l’information overload dei social media non sia sostenibile e se già lo scorso anno ci sono stati servizi ed applicazioni che hanno tentato di ridurre il sovraccarico di informazioni  (categorizzando i feed rss, cancellando gli sconosciuti da facebook, sincronizzando la lista di amici tra più piattaforme, postando gli stessi contenuti su network diversi), c’è comunque bisogno di migliorasi ancora.

Sarah Perez, a questo proposito, per il 2009 si augura la diffusione di alcuni specifici tipi di strumenti:

  • Add-in o Greasemonkey scripts per Google Reader capaci di aiutare la gestione dell’informazione, mostrando i post in base all’attenzione ricevuta, nascondendo i post duplicati (per esempio tra flusso dei feed e condivisione degli amici), filtrando le sottoscrizioni per ridurre il rumore (ad esempio nascondendo i post che contengono solo link di delicious o post su twitter)
  • Strumenti di Auto-organizzazione: secondo Sarah Perez potrebbe essere utile uno strumento che suddivida automaticamente le persone seguite sui vari network in liste (come può essere realizzato manualmente nella nuova versione di Friendfeed)  in base al motivo per cui li si conosce e li si legge (perché sono amici amici, colleghi o partner di lavoro, opinion leader interessanti, ecc.)
  • Strumenti di sincronizzazione degli amici: poiché le persone usano sempre un gran numero di social network, per rendere la gestione del  following/delle amicizie più semplice e sincronizzata,  potrebbe essere utile uno strumento che condivida gli amici su tutte le piattaforme su cui si è presenti con un solo click ed aggiorni periodicamente le nuove amicizie (un esempio potrebbe essere il Connector di Mybloglog)
  • Strumenti, che analizzando e confrontando le friend list dei vari network (FriendFeed, Facebook, Twitter) ripuliscano la lista dalle persone che non si conoscono e con cui non si ha nulla in comune

Ed in Italia che cosa succederà? Se nel 2008 si è registrata la crescita di Friendfeed, con una notevole riduzione dell’uso di Twitter,  quest’anno sarà necessario imparare a utilizzare al meglio questo strumento che pare stia portando vari cambiamenti nella parte abitata della rete:  da una parte notiamo una riduzione del blogging probabilmente perchè  parte dei commenti, citazioni, valutazioni (dei contenuti relazionali) vengono assorbiti dal social network che raccoglie il lifestreaming delle persone online,  dall’altra Friendfeed (anche per via della sincronizzazione della friendlist con Facebook, dove gli utenti possono avere anche molti contatti) mostra agli utenti un’altissima quantità di informazioni che deve essere gestita, classificata, selezionata per poter apportare valore.

Quest’anno sarà infne interessante assistere all’evoluzione dei due social network che hanno segnato gli ultimi 2 anni: Facebook, che sulla spinta dei giornali e della televisione, lo scorso è cresciuto enormemente (quanto ancora potrà crescere senza un business model redditizio?) e di  Second Life, che sebbene sembri abbandonato dalle aziende, resta comunque popolato da un nocciolo duro di utenti  che ne stanno  continuando a sperimentare le grandi potenzialità espressive e relazionali e pertanto credo possa ancora riservare qualche sorpresa nel futuro.

Facebook sempre più re dei social network

I social networks hanno portato la comunicazione mediata dal computer a livelli d’importanza mai osservati prima: le persone la perseguono perché permette:

-estensione della cerchia sociale

-possibilità di interazione più ampie (anche se qualitativamente peggiori -> dunque forse adatte ai tempi)

-spazio di condivisione, vetrina personale

-iperrealtà. non più proiezione su un avatar: online e offline si fondono in quanto il network non è un’altra realtà ma un’estensione tecnologica della stessa

La straordinaria e inarrestabile diffusione di Facebook (in Italia siamo prossimi a varcare la soglia di 1 milione di iscritti) testimonia l’importanza di tali considerazioni. La sua struttura globale lo ha portato in meno di quattro anni a competere con un colosso come MySpace, grazie anche a una piattaforma più stabile e a un ventaglio impressionante di applicazioni tra cui scegliere e possibilità di personalizzazione.

Negli ultimi mesi abbiamo registrato la progressiva migrazione di Facebook su una nuova piattaforma, nata con lo scopo di attrarre sempre più utenti sul network grazie a un’interfaccia grafica semplificata – come sottolineato da questo articolo (anche se non piace proprio a tutti ed è nato addirittura un gruppo denominato “1,000,000 AGAINST THE NEW FACEBOOK LAYOUT! “)

Tale interfaccia si ispira in maniera evidente a un’altra “vecchia” conoscenza degli addetti ai lavori: quel Friendfeed che aggrega le principali applicazioni social dell’utente e ne offre un resoconto “cronologico”, sotto forma di diario di bordo dinamico. O per dirla più semplicemente, pubblica un flusso commentabile delle nostre attività quotidiane, aggiornato in tempo reale.

La straordinaria diffusione di Facebook – specialmente tra le nuove generazioni – unita alle numerose polemiche sulla violazione della privacy (Facebook è stato ripetutamente pescato a raccogliere i dati di navigazione dei suoi utenti, anche al di fuori della connessione degli stessi al sito) mostrano le due facce dei social network: l’aprire la strada a nuove forme di comunicazione ed aggregazione, prestandosi nello stesso tempo in maniera ideale allo studio dei comportamenti, modelli e abitudini degli utenti-consumatori e quindi a forme di pubblicità sempre più mirate e targetizzate. 

Ma i blog si possono considerare davvero un social media?

Ethan Klapper in questo articolo su SocialMediaToday si chiede se i blog possono essere considerati un social media e che differenza c’è tra i blog e i giornali online.

Secondo l’autore, i blog, sebbene siano un importante luogo di interazione sul web, non possono essere considerati un social media in quanto sono  degli strumenti sostanzialmente unidirezionali, dove uno o pochi autori controllano la maggior parte del contenuto,  lasciando ai lettori solo l’interazione attraverso i commenti. Questa asimmetria, secondo Klapper, spingerebbe gli utenti a conversare più su social network come Twitter o FriendFeed che sui blog (fenomeno di cui abbiamo già parlato ampiamente nei post precedenti).

I blog, quindi, potrebbero essere considerati più simili ai tradizionali siti di informazione online, in quanto non è difficile che un giornale online usi i feed rss/atom, che ogni articolo online permetta i commenti e che ci sia la possibilità di segnalarlo sui vari siti di socialbookmarking, proprio come accade per i blog.

L’unica differenza fondamentale che Klapper individua tra i due tipi di siti è il fatto che i blog sono generati dagli utenti mentre i giornali no. Tuttavia distinguere blog dai giornali attualmente è difficile, sia per quanto riguarda gli autori (un giornalista può scrivere indifferentemente su un quotidiano online e su un blog d’opinione) che per lo stile di presentazione (un post di un blog user generated ha lo stesso formato di un articolo su un giornale). Inoltre gli utenti dichiarano di apprezzare i contenuti prodotti da blog come TechCrunch almeno quanto gli articoli degli washingtonpost.com.

Quindi, secondo questo articolo, i blog sono uno strumento molto versatile che può essere confuso sia con i social media che con i giornali online, perciò Klapper non si sbilancia a fare un’affermazione conclusiva (rimandandola al prossimo lustro).

E voi cosa ne pensate?  I blog rientrano tra i social media o sono più simili ad un giornale online? Oppure è ancora troppo presto per distinguerli?

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