Archivio per la categoria 'WOM'

Il valore di un amico in rete

Come possono le aziende sfruttare le preziose informazioni che scaturiscono dalle relazioni tra persone sul web?

Questo è ciò che si chiede Stephen Baker, che così intitola l’articolo di copertina dell’ultimo numero di Business Week.

Facebook, Twitter, LinkedIn, Friendfeed, blog e e-mail forniscono una ricchezza di dati fino a qualche anno fa impensabile sui percorsi e i modelli di scambio e comunicazione tra persone.
Aziende leader come Microsoft, Facebook, Google, IBM  si rivolgono allora a sociologi, antropologi, economisti comportamentali, avviano collaborazioni con i più prestigiosi istituti mondiali per la definizione di strumenti di analisi che consentano di monetizzare queste risorse.

TIME COVER

Due sono gli ambiti in cui, secondo Baker, i dati sulle interazioni digitali possono rivelarsi profittevoli:
1) Il mercato

Il principio è assolutamente intuitivo: gli amici si comportano in modo simile e condividono interessi. Comprano gli stessi prodotti, hanno 3-4 possibilità in più rispetto alla media di cliccare sullo stesso banner.

Approfondire l’analisi dei legami e dei gruppi sociali online potrebbe potenzialmente consentire di triplicare o quadruplicare il click-rate e, naturalmente, le revenues di aziende come Facebook, che al momento derivano solo in minima parte dalla pubblicità.

Nell’ambito della Attention Economy è fondamentale essere rilevanti rispetto agli interessi del consumatore.
Conoscendo i pattern di comunicazione, interazione e influenza diventa più semplice e precisa la targetizzazione dei messaggi, possibile una vera tailorizzazione dell’advertising e, soprattutto, l’individuazione di potenziali brand evangelist.

Ciò che viene indagato con particolare attenzione sono, infatti, i modelli di influenza che sottostanno al consumo:

A chi chiediamo consiglio quando siamo alla ricerca di una nuova fotocamera o di una nuova auto? A chi ci affidiamo per informazioni di carattere politico, a chi per la scelta di un ristorante?

Come spiega Danah Boyd, ricercatrice presso la Microsoft Corporation, dare una risposta a queste domande è tutt’altro che semplice.
Non si tratta solo di stabilire quali sono i contatti con cui intratteniamo il maggior numero di scambi, o quanti di essi sono colleghi e quanti amici d’infanzia, ma di interpretare queste interazioni. Operazione che si rivela meno ovvia di quanto non appaia a prima vista. Le persone con cui scambiamo il maggior numero di mail o interagiamo più su Facebook sono anche quelle di cui ci fidiamo di più?
Quante persone effettivamente conosciamo dei nostri contatti Twitter o Facebook?
Quanti following su Twitter non sono anche follower?
Come si combinano nella sfera sociale di ciascuno i diversi strumenti?

2) L’azienda

Il monitoraggio delle comunicazioni tra colleghi, che potrebbe far storcere il naso ai difensori della privacy, è già diffusamente impiegato da IBM sul social network interno Beehive con numerosi vantaggi. Esso consentirebbe infatti di definire pattern di comunicazione efficace da riprodurre in futuro, individuare le risose più attive nello scambio di informazioni preziose e quelle che, al contrario, ne rimangono escluse, formare team più produttivi sulla base delle affinità rilevate, stimolare forme di networking seguendo la compatibilità di interessi ed esperienze.

Reid Hoffman, fondatore di LinkedIn, che sulle relazioni ha costruito un’impresa, sostiene che sono proprio le nuove conoscenze quelle capaci di generare maggiore valore, apportando maggiore conoscenza e creando maggiori opportunità.

Accanto a un’entusiasta del networking, e in un periodo di corsa all’ ’”add” di nuovi contatti, vale comunque la pena ricordare la regola del 150, teorizzata dall’antropologo e biologo evoluzionista Robin Dunbar: 150 sarebbero le conoscenze che ogni essere umano è in grado di gestire davvero nello stesso periodo.

Ed ora che anche il TIME MAGAZINE nell’ultimo numero ha dichiarato che Twitter “cambiera il  mondo in cui viviamo”  possiamo essere certi che più di un’azienda si chiederà come sfruttarlo ;-)

Tag clouds a “Essere e Avere” di Radio24

Domani (domenica 19 Aprile) se avete un secondo libero e vi va di ascoltare il sottoscritto parlare di di tag/concept clouds e rappresentazioni grafiche delle informazioni un poco innovative sintonizzatevi su radio24 alle 13:15 (il programma si chiama “Essere e Avere”).

Aggiornamento: ecco qui il podcast dell’intervento (inzia a partire dal 15° minuto della trasmissione)

Wall-e, Kung Fu Panda…e la blogosfera ad ottobre

Segnalo che abbiamo appena pubblicato un paio di post interessanti su Blogmeter.it e sul blog di Memesphere.

Il primo analizza il buzz online relativo a Wall-e e Kung Fu Panda…scoprendone delle belle, mentre il secondo racconta quali sembrano essere stati i temi più trattati sulla blogosfera italiana ad Ottobre.

Buona lettura!

E’ possibile misurare il ROI per i social media?

In questo post Jason Falls raccoglie le sue riflessioni a proposito di quanto emerso dall’incontro “How to derive ROI from Interactive Communication,” presieduto da Joanne Puckett e a cui ha partecipato KD Paine, nell’ambito della riunione della  (Public Relations Society of America) PRSA International.

La conclusione a cui è giunto Jason Falls è che cercare di determinare il ROI derivante dagli investimenti sui social media, è un pò come provare a dare una valutazione quantitativa alle interazioni umane ed alle conversazioni che, in realtà, non sono quantificabili: insomma quasi come voler scrivere un saggio usando delle risposte a scelta multipla.

Secondo Katie D. Paine, l’unica domanda a cui la misurazione dell’engagement deve rispondere riguarda gli obiettivi della conversazione: l’azienda sta raggiungendo gli obiettivi di conversazione che si è posta? La conversazione, intesa come i commenti sui contenuti prodotti, è la migliore misura del livello di engagement. Per quanto difficile da accettare per le aziende, è necessario capire che da una conversazione non si ottengono soldi, almeno non direttamente.

Quando si chiede ad un’azienda perchè investe nei social media: se il suo obiettivo è quello di “guadagnare” o di “fare crescere il proprio business”, è destinate a fallire, perché il valore nei social media sono le relazioni e i contenuti. La motivazione che deve spingere un’azienda ad investire nei social media è quella di partecipare alla conversazione. Da questo deriva che il successo di una campagna di social media deve essere misurato in base alla valore delle conservazioni generato e ogni tentativo di misurare il ROI sui social media è destinato a fallire.

Secondo Joanne Puckett la misurazione dei social media deve prendere in considerazione tre aspetti:  gli outputs (impressions, share of voice, sentiment, ecc), gli outcomes (cambiamento dei comportamenti, modifiche degli atteggiamenti,ecc) e i risultati di business, che non sono stati ancora definiti e non lo saranno finchè non si comincerà a considerare i risultati in relazione agli obiettivi.

Ad esempio se l’obiettivo di un’azienda è quello di partecipare alla conversazione, migliorando la relazione con l’audience ed essere considerata degno di fiducia della community che circonda il brand, le misurazioni dovranno dimostrare che gli investimenti hanno realizzato questi obiettivi. L’aumento del ROI sarà una conseguenza di cosa si è riuscito ad ottenere dalla conversazione, ma non deriverà direttamente dalle conservazioni.

Noi ci troviamo perfettamente d’accordo con questa visione, voi che ne pensate?

Elezioni presidenziali USA: cosa ne pensa la blogosfera italiana?

Venite a scoprilo su Memesphere all’interno della nuova sezione dedicata allo scontro tra Obama e Mc Cain.

Per saperne di più, leggete qui.

Siamo tutti influenzatori…ma i super influencer lo sono ancor di più

Il nuovo report della Universal McCann, dal titolo “When did we start trusting strangers? How the internet turned us all into influencers“, ha rilevato un generale aumento della partecipazione degli utenti alla produzione dei contenuti, anche a proposito dei prodotti commerciali e conseguentemente lo spostamento della capacità di influenzare le persone dai media mainstream (professionali e gerarchici) alle reti di influenza peer-to-peer basate sul web.

Se da un lato, grazie ai social media siamo diventati tutti “influenzatori”, dall’altro la ricerca spiega che le reti di influenza online non sono completamente democratiche in quanto al loro interno spiccano un nuovo tipo di utenti: i “super influenzatori“, cioè coloro che sostengono di essere in grado di esercitare un’influenza  sugli altri indipendentemente dalla categoria merceologica a cui appartengono i prodotti relativamente ai quali viene fornito il parere.

Si tratta di utenti che usano intensamente i social media: tra le attività online più svolte dai super influenzatori c’è quello di caricare e condividere video, usare i feed, mentre curare il proprio blog si posiziona solo al terzo posto, seguito da scaricare i podcast e commentare su altri blog. Tipicamente i superinfluenzatori sono degli early adopters, che provano i nuovi prodotti e condividono le loro opinioni con gli amici.

Come profilo socio-demografico sono maschi tra i 25 e i 34 anni, molto istruiti e con un lavoro molto qualificato prevalentemente senior manager.  Inoltre, secondo il report, una profonda conoscenza del web è un fattore determinante per la capacità di influenzare significativamente le persone.

Ma cosa motiva questo gruppo di persone a “dispensare consigli” sui social media? I super-influencer sono “influenzati” a loro volta sopratutto da pubblicità mainstream che trovano “attraenti” oppure dal desiderio di proporre prodotti  che hanno visto indossare a personaggi famosi.

Poiché la ricerca è stata condotta in 29 Paesi su 17000 utenti attivi di internet, è stato possibile notare che i super influencer sono un fenomeno mondiale. I Paesi in cui internet si sta diffondendo adesso hanno il maggior tasso di superinfluenzatori: in Brasile il 24% di utenti attivi di internet rientrano in questa categoria mentre l’Italia si posiziona al nono posto (terza in Europa) con il 7,8% di super influenzatori.

Il leaderboard di Memesphere: una nuova prospettiva sulla blogosfera italiana?

Da stamattina è online la sezione Leaderboard di Memesphere.

L’obiettivo dichiarato è quello di fornire una nuova prospettiva di analisi su ciò che si è detto online in Italia negli ultimi 30 giorni. Credo che anche l’analisi delle fonti più citate dalla nostra blogosfera possa offrire degli interessanti spunti di riflessione.

Buona visione!

Memesphere e la blogosfera sommersa

In questo periodo ho avuto modo di leggere parecchie riflessioni sul ruolo e sull’efficacia dei meme-tracker italiani. Dopo aver letto questo argutissimo post ho pensato di scrivere anche io qualche cosa sull’argomento.

Si è vero, attualmente nessuno dei memetracker in circolazione in Italia, Memesphere compreso, sono in grado di far emergere completamente i memi più discussi o comunque apprezzati online e questo perchè il principale meccanismo adottato, quello del trcciamento delle citazioni (back o forward link) non è di per se sufficiente.

Questo non significa che questa metodologia non vada bene, ma vuol semplicemente dire che va integrata con qualche altra regola. Rassicuro quindi chi ci chiede di escogitare qualche altro modo per far si che la “blogosfera sommersa” venga alla luce prima o poi, dicendogli che ci stiamo pensando, ed anzi forse qualche buona idea c’è anche già venuta. Ora si tratta di svilupparla, provarla e se tutto andrà per il verso giusto, rilasciarla al pubblico. Insomma Memesphere è pur sempre una beta rilasciata da un mesetto…a Settembre qualche novità sostanziale credo proprio la vedremo.

Concludo dicendo che, a grande richiesta, abbiamo appena pubblicato il motore di ricerca di MemeSphere . Buona navigazione!

Memesphere su Nova24: La misura della conversazione

Con la scusa del lancio imminente di Blogbabel, Luca Conti ha scritto un articolo su nova24 di oggi intitolato “La misura della conversazione”, che racconta brevemente la storia dei meme-tracker italiani (tra cui naturalmente figura anche Memesphere), spiegandone lo scopo e l’utilità…ben fatto Luca!

Su Memesphere arrivano i video, le foto ed i siti web del momento

Ora manca solo il blog, un archivio un pochino più navigabile, qualche statistica, mille altre cose e poi ci siamo :-)

Memesphere.it

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