SocialMediAbility: le aziende italiane e il loro uso dei social media

Venerdì 14 gennaio 2011, presso l’Università IULM di Milano, si è svolto il convegno di presentazione dei risultati della ricerca “Il SocialMediAbility delle Aziende Italiane” condotta tra maggio e novembre 2010 da un team di lavoro gestito dal Prof. Guido Di Fraia.

L’indagine ha preso in analisi 720 aziende italiane di sei diversi ambiti: moda, elettronico, alimentare, banche, hospitality, pubblica amministrazione. Ne sono emersi dati molti interessanti e spunti di riflessione sia per il mondo aziendale che per gli addetti ai lavori in senso più generale. Ringraziamo per i loro interventi: Andrea Genovese, Andrea Santagata, Alessandro Papini, Leonardo Bellini e Roberto Grossi.

I risultati sono disponibili anche su slideshare.

L’evento è stato anche la cornice ideale per la cerimonia di consegna degli attestati ai partecipanti all’edizione 2010 del Master in Social Media Marketing & Web Communication, conclusasi lo scorso dicembre. Blogmeter è partner del Master dalle sue origini e parteciperà anche alla terza edizione 2011.

Fashion camp e stiletto contest: è arrivata la nostra Kodak slice!

In una busta color crema e con un bligliettino di accompagnamento scritto a mano, è arrivata. Da oggi  Yodameter sarà fotografato con una bellissima KodaK Slice touchscreen e super social.

Le analiste Blogmeter ringraziano di cuore Fashion Camp che ci ha assegnato il premio dello Stiletto contest, KodaK e Michele di Ketchum Italy.

Fashioncamp: la moda tra bloggers e sostenibilità

Metti un sabato al Fashion Camp. Metti un sabato di risveglio un po’ tardivo e una passeggiata nell’animato quartiere cinese in Paolo Sarpi. Metti il camp, con tanti volti noti e un’atmosfera a metà tra una festa nel parco e un mercato rionale.

Diciamolo subito: ci siamo divertite. Abbiamo passeggiato tra le esposizioni di vestitini fatti a mano, abiti di tela ispirati alla serie di Fibonacci e orecchini a forma di teiere. Abbiamo fatto la foto in rosa con i cerchietti di Camomilla. Abbiamo guardato con un pizzico di invidia le ragazze impegnate nei workshop in grado – loro, sì! – di disegnare una borsetta. E anche raccolto un sacco di gadget e moltissimi bigliettini colorati.

Tuttavia, la parte più interessante è stato notare che alla leggerezza dei pizzi colorati e dei tacchi svettanti è possibile abbinare un impegno serio e profondo per il rispetto dell’ambiente e della sostenibilità. Ne hanno parlato, tra le altre, anche le Miss Waste di Venette Waste, che hanno sfilato per protestare contro l’inquinamento da petrolio.

In realtà, il passaparola che mira al riciclo e al riuso di vestiti, tessuti e accessori fashion è sempre più attivo sul web 2.0. A chi si fosse perso il momento di baratto collettivo di sabato pomeriggio consigliamo, tra gli altri, anche la Swap room di friendfeed – sempre ricca di occasioni vintage.Ma la rete viene utilizzata anche per cercare o lanciare nuovi trend o nuove forme di arte, che ibridano fashion, ironia e guerrilla – come nell’unconference di Marco Santaniello.

Come sempre, grazie a tutti gli amici che gravitano intorno a The Hub per l’ospitalità. L’open space con il tetto trasparente, il piccolo giardino e gli sgabelli con i nanetti sono stati davvero molto, molto accoglienti.

E come non ringraziare anche tutto il team che ci aggiudicato il primo premio dello Stiletto Contest?  Grazie mille, useremo la nuova macchina fotografica Kodak per tutte le immagini dei prossimi camp. Vi lasciamo con una promessa finale: l’anno prossimo, ci proviamo. A venire con un tacco 12.

Momcamp:una giornata per le mamme blogger

Sabato al Momcamp: fra mamme blogger, bambini con pennarelli in mano e qualche temerario papà 2.0 c’eravamo anche noi. Sì, perché come dimostra la ricerca dell’International Herald Tribune presentata da  Linda Serra del GGD, che con il suo intervento ha chiuso una giornata piena di stimoli interessanti e di appassionati contributi, “la blogosfera è diventata il luogo delle mamme” – come, su questo blog, scriviamo con piacere da almeno due anni.

Mamme tecnologiche che si re-inventano sul web quando i datori di lavoro dopo il parto impediscono loro di scalare le gerarchie aziendali, o quando per l’impossibilità di pagare una baby sitter sono costrette a rinunciare al lavoro.

Il mood delle mamme blogger del Momcamp 2010 era però molto lontano dalla rassegnazione: Elena Salomoni ha raccontato come la crisi post-parto le abbia dato l’idea di creare MammeinRadio, la prima web radio italiana esclusivamente dedicata alle mamme, ricca di video didattici che affrontano diversi temi e offrono alle neo-mamme, così come alle nonne, preziosi consigli per risolvere problemi legati alla gravidanza e alla prima infanzia. Anche perché come è successo a Chiara, autrice del blog Machedavvero.it a volte la maternità capita in momenti del tutto inaspettati, quando carriera, aperitivi e viaggi sembrano la sola vita possibile.

Ricerca e innovazione sono alla base dell’attività di Maddalena Schenardi. Mamma di quattro figli, presenta nel suo blog una serie di prodotti per mamme e bambini che possono semplificare molto la vita e risolvere piccoli problemi quotidiani, come il futuristico biberon Iiamo che ha riscosso notevole successo fra le blogger presenti.

Il network di mamme blogger è stato poi fondamentale per Flavia Rubino, per vivere un’avventurosa esperienza di social surfing attraverso l’Italia da sola con suo figlio. Le tappe dell’avventura sono raccontate sul blog Veremamme.

Se il web offre alle mamme vere e proprie opportunità di business, anche i brand e la pubblicità si interessano in modo crescente a questo mondo e alle sue protagoniste capaci di attirare l’attenzione e dare il via a nuove tendenze di consumo.

E’ stata una giornata stimolante e piacevole: lo spazio The Hub che ha ospitato l’evento si è dimostrato una location perfetta per la circolazione delle idee delle mamme (e anche per la creatività dei loro pargoli). Perfino durante la pausa buffet le mamme blogger non hanno smesso un attimo di scambiarsi idee per futuri progetti web 2.0, parlando di account Twitter e blogroll.

Wilkinson “rasa il pratino”: habemus kit

Con somma gioia dell’ufficio intero (un filino più gioiosa era la parte femminile) annunciamo l’arrivo di due meravigliosi cofanetti Wilkinson Quattro for Bikini.

Il Corso pratico di giardinaggio per interni è giunto all’interno di una bella scatola fucsia contenente:

  • un libretto informativo dalla copertina  “pratosa”,
  • un rasoio a batteria impermeabile con impugnatura in gomma, dotato di trimmer e lame di ricambio,
  • due formine per esercitare la creatività: triangolo e rettangolo.

Lo Yoda, nostro alter-ego di riferimento – voce di tutto quello che non si può dire ufficialmente (ma ufficiosamente sì) – non è purtroppo incluso nella confezione, ma potete seguirne qui le vicende.

Incuriosite dai dati sull’arte topiaria in Italia riportati nel libretto abbiamo deciso di ripetere il sondaggio su scala ridotta.

Su un micro-campione di 10 donne Blogmeter comprese tra i 24 e i 35 anni abbiamo potuto osservare che:

Le parti del corpo più depilate sono a pari merito, linea bikini, polpacci, seguite da ascelle e coscia.

Le ragioni che spingono a curare la zona bikini sono per tutte le intervistate estetiche, ma anche erotiche (50%) e igieniche (30%).

La maggior parte delle intervistate include il rasoio nei sistemi di depilazione utilizzati. Seguono, in ordine, epilatore elettrico, crema depilatoria. Solo un 30% dichiara di servirsi della ceretta.

Tra coloro che dichiarano di utilizzare il rasoio, la totalità usa un rasoio femminile, sebbene le ricerche affermino che ben 31% delle donne utilizza abitualmente un rasoio maschile.

I rasoi utilizzati sono equamente costituiti da sistemi con testine intercambiabili e usa & getta. Nel 60% dei casi hanno 3-4 lame.

In più del 50% dei casi la lama viene sostituita una volta al mese.

Ringraziamo Wilkinson e collaboratori per l’invio del kit, anche se hanno scatenato la battaglia – saremo costretti a fare una lotteria per aggiudicare l’oggetto del desiderio, bramato anche dalla parte maschile che lo considera una sottile e apprezzabilissima  idea regalo (priva di messaggi subliminali).

Tuttavia, dobbiamo ammetterlo: abbiamo sentiamo la mancanza di un bel cd contenente video e mp3 del tormentone Rasa il pratino.

Eppoi, a quando la formina a cuore?

Wilkinson rasa il pratino: l’effetto virale tra trash e originalità

Per qualcuno è  terrificante, inguardabile, ridicolo, per altri è fantastico, assolutamente geniale.  Senz’altro il video della nuova campagna Wilkinson Quattro Bikini è il virale del momento.

Pubblicato qualche giorno fa in rete come pre-air della prossima campagna pubblicitaria, il video dal titolo “rasa il pratino” (dall’originale “mow the lawn”) ha generato un buzz immediato, che ha preso avvio dalla blogosfera.

Complici: l’originalità del video realizzato da JWT, con il suo jingle orecchiabile e i suoi non troppo sottili doppi sensi e l’iniziativa di Wilkinson che ha coinvolto alcune blogger in una nuova “product experience” con l’invio di un kit completo per un corso “Corso pratico di Giardinaggio di interni”. La componente femminile di cafedesignorant ha dichiarato di aver partecipato molto volentieri al test, Ladra di Caramelle ha realizzato un video del “‘misterioso’ pacco del giardinaggio”.

Le tre copie del video uploadate su Youtube totalizzano nel momento in cui questo post viene scritto 130637 visualizzazioni, quasi 70.000 in più rispetto a un paio di ora fa.

Decine di commenti seguono i tre video, mostrando le opinioni più varie:

  • da chi si indigna:

  • a chi dimosta entusiastico apprezzamento per la trovata pubblicitaria:

  • da chi mette in dubbio che lo spot sarà mai trasmesso in televisione:
  • a chi utilizza lo spunto offerto per discutere le proprie abitudini e preferenze in fatto di “giardinaggio”.

L’effetto virale partito dai blog raggiunge naturalmente in modo pressochè istantaneo anche Facebook dove il video è stato condiviso a ritmo di circa 5 al minuto, intervallato da messaggi di status che citano semplicemente il memorabile claim.

Anche sul social network i commenti degli utenti spaziano dalla pura espressione d’ilarità (“ahahahahah”) alla condivisione del messaggio promosso dallo spot, dall’indignazione per l’immagine di femminilità promossa a una valutazione critica della scelta pubblicitaria.


Al prodotto e alla sua campagna sono state dedicate anche due fanpage:

  • Wilkinson Bikini, il cui numero di iscritti ha avuto oggi,  in poche ore, un incremento di circa 100 “like”;
  • Rasa il pratino, passata dalle 11  alle 16.30 di oggi da  288 a 479 like

Non è da meno il buzz sui portali di micro-blogging Twitter e Friendfeed.

I “tweeple” hanno citato il claim “rasa il pratino” quasi 500 volte negli ultimi due giorni, quasi sempre in associazione con un link al video della campagna.

Decine di post sono stati dedicati a questo tormentone anche su Friendfeed, dove la condivisione del video ha dato inizio ad alcune conversazioni in cui si dibatte:

  • se sia un vero spot o “un fake”
  • se la traduzione dall’inglese abbia snaturato o meno lo spot originale.

Auto: alcune iniziative di digital marketing 2010

Sempre più i brand di auto scelgono la strada del web 2.0 per comunicare le ultime novità ai propri appassionati, lanciare concorsi specifici e attirare pubblico sulle loro pagine web.

Alcuni esempi tra i più recenti:

Fiat: la casa automobilistica ha coinvolto i suoi blogger “official Fiat Yamaha team cars”,   in un viaggio a bordo delle Fiat 500 verso le mete più affascinanti del Giappone.  Si poteva seguire il percorso dei bloggers  anche seguendo la cronaca alternativa del viaggio tramite gli aggiornamenti di status di Marco Massarotto.

Fiat ha inoltre lanciato il concorso a premi online “C Mistery” , invitando i partecipanti a risolvere il mistero della scomparsa di Juliette per aggiudicarsi la vincita di una Fiat 500 e altri premi in gettoni d’oro.

Renault:  gli utenti sono invitati da Renault a provare la nuova Twizy Z.E su The Sims e vivere un’ esperienza virtuale, guidando un’auto elettrica nella città di The Sims.

Per tutti gli appassionati del mondo Renault, il brand ha anche introdotto la Renault TV in lingua inglese e la fan page su Facebook “Be Glorious. Be Gordini”: l’iscrizione alla pagina da’ la possibilità di partecipare al consorso per vincere diversi premi tra cui una Twingo Gordini Renault Sport.

Citroen:  ha lanciato via web il gioco a premi su scala europea DS3 “Just One” , concorso internazionale di fotografia con in palio la possibilità di guidare la nuova DS3 per un anno intero.

Citroen arriva anche su Facebook con la community “Citroen Car together now”: nella prima edizione Citroen ha regalato ai fan un buono sconto sull’acquisto di una nuova Citroen C3.

Ford: il marchio statunitense ha saputo ben sfruttare il potere del web 2.0 creando un brainstorming collettivo per trovare idee geniali sulle nuove tecnologie “da avere a tutti i costi”.

Lancia: la casa automobilistica presenta la sua web community Lancia TrendVisions, un laboratorio di ricerca per scoprire le mode del momento, il futuro  del design, del fashion e del lifestyle.

Queste sono solo alcune delle tante iniziative presenti sul web: conoscete altre iniziative che legano brand auto e web 2.0? Aspettiamo anche i vostri suggerimenti!

Perchè le aziende di moda devono usare i social media

In questo post l’esperta di comunicazione per le aziende del lusso, Dana Gers, spiega le motivazioni per cui i brand di moda dovrebbero impegnarsi sui social media. Le ragioni addotte riguardano sia la crescente popolarità dei social media presso il target che la necessità di partecipare alla conversazione online con un voce aziendale ufficiale.

Come esempio quantitativo dell’importanza dei social media per il mondo della moda,  Dana Gers cita le statistiche di Facebook per il lusso dove si afferma che il 96% della Generazione Y usa i social media ed uno studio di Hill & Knowlton, secondo cui il 27% dei giovani utenti afferma di essere influenzato da quanto apprende online.

Dal punto di vista dei valori di brand, Dana Gers riconosce che  il prestigio spesso è una delle caratteristiche distintive dei brand del lusso e proprio la necessità di difendere questa esclusività deve spingere le aziende ad impegnarsi sui social media, infatti se sono le aziende del lusso ad imporre le tendenze, a livello di comunicazione non possono limitarsi alla tradizionale pubblicità.

I social media, inoltre,  sono molto utili per gestire la dedizione dei consumatori verso i brand ed le aziende del lusso  sono quelle che  possono vantare i consumatori più fedeli e l’engagement più alto verso il proprio brand: chi se non un cliente fedele sarebbe disposto a pre-ordinare l’ultimo prodotto del designer o a fare la fila per ore pur di incontrare il proprio stilista?

Nell’articolo si segnala la necessità per i brand di partecipare con una voce ufficiale e controllata alla conversazione generata autonomamente dagli utenti. Su Facebook e Twitter, infatti, è possibile trovare pagine o account dedicati ai maggior brand di moda e gestiti da utenti (quali ad esempio @123dolcegabbana su Twitter e la pagina Emporio Armani su Facebook),  dove si discute dei prodotti e si criticano le tendenze della moda senza alcuna risposta da ufficiale da parte dei brand in questione.

Già questo piccolo esempio dimostra la difficoltà di gestire l’immagine di un brand su social media, pertanto Dana Gers indica alcuni dei punti che ritiene più critici per le aziende di moda:

  • “Tone of voice”: risulta particolamente rilevante per le aziende del lusso individuare il “tone of voice” più adatto per la loro comunicazione online, in quanto, se come si affermava in precedenza, per questi brand il prestigio è un valore distintivo, usare i social network immediati come Twitter potrebbe portare ad un eccessivo avvicinamento del brand ai consumatori facendo perdere quei connotati di fascino ed irraggiungibilità. Questo, tuttavia, non deve essere un problema scoraggiante in quanto esistono molti casi di successo di adeguate scelte di comunicazione sui social media in cui i brand sono riusciti a parlare adeguatamente con il loro target;
  • Frequenza di comunicazione adatta al social media scelto: se su Facebook e Myspace è necessario comunicare qualche volta a settimana, su Twitter è necessario un aggiornamento quotidiano;
  • Riconoscibilità: la presenza del brand sui social media deve essere facilmente riconoscibile ed ufficializzata con collegamenti al sito web, inoltre deve anche permettere agli utenti di segnalare le proprie azioni in relazione al brand, come ad esempio condividere l’acquisto di un prodotto o l’inserimento online della propria recensione di un prodotto;
  • Feedback: un carattere distintivo della comunicazione online è la facilità con cui si possono ottenere feedback immediati, pertanto un brand online dovrà attendersi sia la creazione di conversazioni da cui attingere importanti insight che critiche, da ascoltare per prevenire crisi e contestazioni verso il brand;
  • Contenuto originale: gli utenti non si attendono la riposizione del contenuto del sito web sui social network come ha fatto Ralph Lauren su Facebook, ma contenuti esclusivi come ad esempio la scelta di Louis Vuitton di fare una diretta in esclusiva per gli utenti di Facebook della sfilata per Primavera-Estate 2010,  in modo da offrire un interessantissimo incentivo agli utenti per diventare fan del brand su Facebook, la scelta di Burberry  in cui Christopher Bailey (di cui si parla anche qui) ha ringraziato personalmente in un video i fans, leggendo i messaggi lasciati sul muro e promettendo un prodotto esclusivo;
  • Adottare la regola dell’80-20: l’80% del contenuto deve essere prodotto dall’azienda per informare e creare rapporti dei fan con il brand, mentre il 20% deve riguardare i prodotti, in modo tale che più i consumatori si sentono connessi ed ispirati, più sono disposti a recepire il messaggio dell’azienda.

In conclusione non usare i social media da parte delle aziende del lusso, sarebbe un’occasione d’oro sprecata per ispirare passione per il brand e desiderio per il prodotto e costruirsi dei clienti leali e fedeli.

Il futuro della musica è social?

Il 15 giugno Virgin ha chiuso anche l’ultimo dei megastore di NY, segnando simbolicamente la fine della “golden age” della musicale su supporto fisico.

Un evento inevitabile e assolutamente prevedibile.
Da tempo ormai la musica è  fruita in formato digitale e online viene scambiata, ascoltata e acquistata. Nonostante le difficoltà legate alla pirateria, l’acquisto in rete rappresenta oggi un business in grado di generare un discreto guadagno ad artisti e case discografiche, che solo da iTunes hanno fino a oggi guadagnato 4 miliardi dollari.

Tuttavia, i modelli di fruizione della musica sono in continua evoluzione e rischiano oggi di mettere in crisi iTunes e lo stesso concetto di possesso della musica.

In un articolo su Wired, Eliot Van Buskirk riprende una ricerca Forrester, in cui si analizza l’evoluzione del consumo musicale e il ruolo dei Social Media Network nel futuro dell’industria.

Le questioni affrontate sono principalmente due:

  • lo streaming è in grado di rimpiazzare del tutto l’effettivo acquisto?
  • è possibile monetizzare la “social music”?

Le internet radio e i  servizi di streaming online, come Last.fm, Pandora,  Youtube, Myspace rendono possibile l’ascolto di pressochè ogni genere e artista gratuitamente o quasi (es. dal 30 marzo Last.fm richiede un pagamento di 3 euro mensili) .
Lo sviluppo di sistemi di “streaming on the go” come quelli forniti attraverso i mobile data packages e iPod Touch potrebbe rendere il possesso del brano musicale meno rilevante ma certo non sostituirlo del tutto.
Mulligan, autore della ricerca,  ritiene che i fan musicali attivi sui Social Network siano esperti, “engaged”, e persino più propensi a comprare musica degli alti consumatori. Per questo la maggior parte delle radio online integra un servizio d’acquisto, tramite iTunes o Amazon.

Secondo la ricerca Forrester le possibilità di monetizzazione della Social Music muovono però in un’altra direzione e sono destinate a migliorare significativamente. In che modo?
Attraverso la pubblicità.

Sui social media gli utenti si autosegmentano indicando i propri gusti, anche musicali, e rendendo così molto più semplice la targetizzazione del messaggio da parte dei pubblicitari.

Sembra quindi che la musica abbia trovato la via da percorrere per sopravvivere nell’era digitale.
Resta il fatto che abbonamenti e pubblicità non saranno comunque sufficienti a coprire i costi che la grandi case discografiche impongono ( nemmeno Google può)  e con ogni probabilità saranno incapaci di riportare l’industria agli anni ’90 quando tutti compravano i CD per rimpiazzare i dischi e le cassette.


I social media si devono evolvere…verso le persone

I social media hanno cambiato per sempre il modo di interagire degli utenti, ma attualmente non sono ancora  del tutto capaci di soddisfare i bisogni delle persone. Basti pensare al fatto che la diffusione dei social media porta con sé, come abbia già detto negli ultimi post, una gran quantità di rumore (informazione poco utile, ridondante, ecc), tanto che per ogni applicazione si progettano filtri che aiutino a gestire il sovraccarico di informazione.

Le capacità fondamentali dei social media, quella di mettere in connessione e fornire informazioni, alle persone sono intaccate dall’incapacità degli utenti di organizzare le loro esperienze online e di ottenere da loro informazioni significative. Per questo, su Read&Writeweb, si parla di come  i social media dovranno evolversi in modo da creare un’esperienza olistica che parli alle persone in modo diverso. Ecco i punti salienti dell’articolo:

  1. Poichè i social media riguardano le persone, non bisognerà più rivolgersi a utenti, acquirenti o clienti, ma alle persone nella loro interezza con interessi, gusti e percezione globali. Infatti gli utenti online ricercano sempre di più connessioni significative, possibilità di esprimere se stessi e comunità ricettivae con cui interagire che dovranno offrire esperienze di interazioni complete agli utenti. Questo comporterà la necessità di individuare tecniche di segmentazione basate sul comportamento, capaci di tener conto dell’evoluzione dei bisogni degli utenti e di basarsi sul contesto dei social media.
  2. Non sarà sufficiente aggiungere nuove applicazioni ai social media, si dovrà creare valore reale per le persone ad esempio permettere loro di gestire il proprio network di relazioni sociali indipendentemente dalla piattaforma o di discutere di topic significativi in tempo reale.
  3. Favorire la convergenza tra piattaforme e social media diversi, cioè la possibilità di aggregare più flussi informativi, sarà un elemento determinante, come dimostrato dalla crescita di Friendfeed (nonostante la scarna interfaccia).
  4. Non basterà unificare l’interazione tra più social network, ma sarà necessario costruire un’esperienza attraverso più piattaforme, come permette di  fare dell’ Iphone e come hanno intenzione di realizzare Google con Android e Palm. Gli utenti, infatti, hanno bisogno di soluzioni che mettano insieme il web, la telefonia mobile e l’interazione dal vivo.
  5. Le persone dovranno poter creare, unirsi, cercare dei social network che permettano loro di avere esperienze significative online. Ad esempio con la creazione di social network specifici su argomenti con estrema semplicità, come permette di fare Ning, che si basa sull’idea di riunire l’altissima possibilità di replica permessa da internet intorno a specifici argomenti.
  6. Anche i pubblicitari potranno ottenere significativi vantaggi in termini di revenue se si impegnaranno a capire chi sono gli utenti che interagiscono sui social media. In questo modo, infatti, potranno ottenere informazioni su nicchie ben segmentate di utenti e ottenere migliori risultati, come realizzato dalla startup israeliana Nuconomy, che grazie allo studio del targer ha ottenuto un click through dalle sei alle nove volte più alte delle campagne non targetizzate.
  7. Saranno necessarie piattaforme che permettano di mettere ordine nelle informazioni già a disposizione degli utenti: ad esempio la possibilità di taggare i video, di archiviare le conversazioni, di fare ricerche più rilevanti.
  8. I social media si diffonderanno sempre di più tra gli utenti (non solo gli early adopters, come insegni il caso di Facebook) fino a diventare mainstream, non solo negli Stati Uniti ma in tutto il mondo, spingendo le aziende ad occuparsi delle specificità di ciascun Paese.
  9. Anche le professioni nell’ambito dei social media dovranno cambiare: saranno necessarie persone capaci di pianificare e realizzare interazioni all’interno e tra piattaforme diverse in modo da mettere in relazione prodotti, servizi, ma soprattutto le persone.
  10. Solo grazie a tutti questi cambiamenti si arriverà ad una fase di maturità dei social media in cui questi investimenti saranno anche fruttuosi: aumenterà la pubblicità personalizzata su ciascun utente, la diffusione di prodotti gratuiti, la suddivisione delle revenue tra partner strategici e un aumento dell’importanza del social engagement online.

Innovative companies that are able to listen to these needs and deliver products based on them will not only survive but thrive in the coming months and years as people eagerly advance on the inviting waters of the new social alchemy.

Condividiamo.

p.s. a proposito di nuovi social media…anche in Italia stanno nascendo alcuni social network molto  interessanti…oggi vi segnaliamo mammecheblog.com (vietata ai single!)

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