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Memesphere candidato ai Blog Awards 2008!

Memesphere, la nostra ultima creatura, è in nomination ai Blog Awards 2008!

I Macchianera Blog Awards, per chi ancora non lo sa, verranno consegnati sabato 13 settembre alla Blogfest di Riva del Garda, nella categoria “Miglior servizio per i blog”.

Non male per uno strumento che è in vita da pochi mesi…che altro dire…se vi va votateci qui ;-)

A proposito di Cuil…

Una decina di giorni fa abbiamo assistito al trionfale ingresso di Cuil sulla scena dei motori di ricerca. L’accoglienza entusiastica riservata al nuovo, presunto, competitor di Google ha riguardato sia la dimensione del buzz online (una tale attenzione è stata riservata solo a eventi eccezionali quali le imprese della Carfagna…), sia quella dell’innovatività rivoluzionaria di Cuil (pronunciato cool) rispetto ai suoi predecessori.

Bisogna certamente riconoscere il successo della campagna di PR allestita attorno al nuovo motore di ricerca, basata su valori simbolici più che tecnici. Nella fattispecie, uno sfacciato dualismo con Google è stato l’espediente (poco creativo, ma molto efficace) che ha originato grande curiosità e WOM attorno a Cuil.

Società fondata da ex dipendenti di Google, indice tre volte più grande di quello di Google, interfaccia grafica simile a quella di Google (ma nera invece che bianca), tutti questi sono elementi a conferma di questa tesi, sostenuta anche da Richard MacManus su ReadWriteWeb.

Chiunque parlava di Cuil ancor prima di averlo provato, decantandone le capacità semantiche, le dimensioni dell’indice, l’originale pagina dei risultati. Presi, come spesso accade, dalla febbre della novità, pochi hanno appurato l’effettiva corrispondenza tra presunto e reale.

Sono bastati alcuni giorni e delle semplici prove di ricerca per raffreddare gli animi. Cuil è per ora un motore di ricerca assolutamente ordinario, con alcune features interessanti (ad esempio l’introduzione di clusters nella SERP – non proprio una novità, se pensiamo che Clusty li ha dal 2000), ma ancora tutto da verificare sotto i profili della rilevanza dei risultati e delle dimensioni dell’indice. Non da ultimo, Cuil deve ancora inventarsi un business model, dal momento che per ora non presenta risultati sponsorizzati, né può permettersi di creare dal nulla sistemi di online advertising, senza prima avere un certo numero di utenti fidelizzati.

Non vogliamo con questo presentare Cuil come un fuoco di paglia, sicuramente i margini di miglioramento esistono sotto tutti i punti di vista. Ma, come afferma in questo articolo David Berkowitz, per ora the safe bet is still on Google. Siamo d’accordo.

Memesphere: il rilascio della beta si avvicina…

Da oggi su Memesphere sono disponibili anche i link di tutti coloro che hanno segnalato la url dove si trova il cosidetto meme. 

Credo che il risultato ottenuto fin’ora (dal sito memesphere) sia già d’interesse e possa essere considerato meritevole di una sbirciatina quotidiana…che ne pensate?

Ricerca semantica, mito e realtà

Alex Iskold su ReadWriteWeb pubblica un interessante analisi delle nuove applicazioni di ricerca basate su “tecnologie semantiche”.

Gli elementi di interesse dell’articolo sono due: una chart che definisce il problema della ricerca “semantica”, e la conclusione, su cui torneremo dopo. Nella chart, che riportiamo qui:

Iskold definisce una gerarchia di problemi di ricerca, basata sulla loro complessità computazionale e sulla loro risolvibilità. La gerarchia è apprezzabile soprattutto perche’ afferma una cosa che ultimamente sembra essere un po’ sfuggita: i miracoli non si possono fare. I problemi non risolvibili da un computer restano non risolvibili da un computer, e alcuni problemi che rientrano nell’ambito dei problemi che le tecnologie semantiche sono chiamate a risolvere, rientrano appunto nel novero dei problemi non risolvibili, o risolvibili a tale prezzo che la loro soluzione è di fatto impossibile.

Ma il vero interesse del post è la conclusione: i nuovi player nell’arena della ricerca (poweset, hakia ecc.) commettono l’errore di sfidare google cercando di trovare risultati migliori. La verità è che spesso i risultati ottenuti con tecnologie sofisticate non sono enormemente migliori di quelli ottenuti con tecnologie meno sofisticate. La bottom line dovrebbe essere spostato la’ dove le tecnologie semantiche garantisco un effettivo valore aggiunto, ovvero nella presentazione dei risultati. La forza della semantica (usando il temine sia in quanto riferito all’analisi del linguaggio sia in quanto riferito al semantic web, ambiguità di cui abbiamo già discusso) è nella capacità di mettere in relazione contenuti e unità informative diverse, costruendo reti e percorsi concettuali di somiglianze, che sono impossibili con la ricerca basata esclusivamente su keywords.

Per i motori di ricerca semantici il rischio è apparire molto simili a google, ma con una tecnologia molto più costosa e onerosa. Infatti, se si gioca al gioco del motore di ricerca, con una text area e una pagina di risultati piatta, google vince sempre (anche soltanto per la sua invidiabile posizione di quasi monopolista). Se invece si fa un passo laterale e si sfida Google sulla user experience, allora c’e’ qualche speranza di fare meglio. Il passo laterale consiste nel tornare a definire il caso d’uso, che non è tanto trovare (ovvero cercare con successo), ma esplorare, mettere in relazione, approfondire i risultati.

Per ridefinire il caso d’uso è necessario ripensare alle interfacce utente degli strumenti di ricerca come strumenti di esplorazione che aiutino e supportino l’utente in un percorso di soddisfazione del suo bisogno informativo.

Ricerche in pillole: Cosa dice la rete di Mara Carfagna ministro del governo Berlusconi

 La scorsa settimana abbiamo lanciato la sezione “Ricerche in pillole” su di BlogMeter.it con lo scopo di fornire, con cadenza settimanale, degli esempi pratici del tipo di insights che si possono ottenere da un monitoraggio della rete e dei social media e che abbiamo raccolto naturalmente grazie all’utilizzo della piattaforma tecnologica di monitoraggio ed analisi del passaparola online BlogMeter.

Nell’ambito del monitoraggio di una parte importante della blogosfera che si interessa di politica, ci siamo chiesti come il popolo della rete ha recepito le nomine “femminili” del quarto governo Berlusconi: Mara Carfagna, Stefania Prestigiacomo, Giorgia Meloni e Mariastella Gelmini a cui abbiamo aggiunto anche Michela Brambilla, in quanto sul suo possibile ruolo nel governo è in corso una appassionata discussione.

Eccovi qui i risultati.

Di chi si fidano i consumatori? Molto degli amici, poco dei blogger…

Jeremiah Owyang, in questo post, cerca di dare una risposta alla spinosa questione: di chi si fidano le persone? Per farlo cita tre ricerche diverse che giungono alle stesse conclusioni: le persone si fidano soprattutto dei “loro pari” e di coloro che conoscono, mentre nutrono poca fiducia nei blogger e nei  cosidetti influenzatori.

La prima ricerca citata da Owyang è stata realizzata da Forrester e ha concluso che i consumatori USA, quando devono acquisire informazioni relative ad un prodotto oppure ad un servizio, si fidano innanzi tutto dei consigli provenienti dai loro amici (83%), poi delle recensioni che si trovano sui giornali o in televisione (75%), al terzo posto delle notizie sul sito web aziendale (69%). All’ultimo posto della classifica delle fonti di informazioni ritenute più affidabili si posizionano le recensioni del blogger (30%). Questi dati, secondo Josh Bernoff, devono spingere le aziende ad ascoltare, apprendere e influenzare le recensioni dei consumatori stessi e non a focalizzarsi solo sugli influenzatori o nella creazione dei loro siti web.

La seconda ricerca presa in considerazione da Jeremiah Owyang è il Trust Barometer della Edelman. Il Trust Barometer 2008 ha rilevato che il 58% delle persone tra i 35 e 64 anni, intervistate in 18 Paesi diversi, si fidano di “una persona come me”, mentre solo il 14% si fida dei blogger.

Infine c’è lo studio realizzato dalla Pollara, azienda canadese di ricerche di mercato,  su un campione di 1.100 persone. L’80% degli intervistati ha affermato di prendere in considerazione la possibilità di comprare un prodotto suggerito da amici o parenti, mentre il 23% sceglie in base alle recensioni di blogger molto conosciuti. Per questo, secondo Robert Hutton, general manager di Pollara, è necessario distinguere tra popolarità e credibilità e individuare chi sono le persone davvero capaci di influenzare le decisioni di acquisto.

Jeremiah Owyang, in base ai risultati di queste ricerche, consiglia (alle aziende) di dedicare un pò meno tempo ai cosidetto “influenzatori” e di concentrare invece i propri sforzi nel cercar di stabilire un dialogo aperto ed attivo con i consumatori, analizzando attentamente i siti di review, dove i consumatori criticano le aziende, si confrontano tra di loro e decidono quali prodotti acquistare. E noi ci troviamo pienamente in accordo con lui.

p.s. Ed io che continuo a scrivere post sperando che qualcuno mi dia retta! ;-)

Marco Varone su “Che cos’è un motore di ricerca semantico”

Vale la pena rilanciare e commentare questa intervista a Marco Varone su Punto Informatico, almeno per questa affermazione:

“Oggi non è pensabile un motore di ricerca (semantica) per tutto il web come Google – prosegue Varone – ma per alcuni settori, quando il problema non è troppo complesso e ci si limita ad un contesto specifico, è possibile implementare soluzioni che consentono di guadagnare tempo e ottenere risultati migliori”

Rispetto alle mirabolanti promesse di alcuni (powerset, hakia, lo stesso Varone in altri interventi) questo approccio ci riporta in un situazione un po’ più realistica.

Chi si occupa di linguistica o di intelligenza artificiale è abituato, infatti, a trovarsi a che fare con situazioni come questa: il problema è interessante ma è davvero molto complicato da risolvere, sarebbe bellissimo avere una soluzione universale che vada bene per tutte le istanze del problema, ci promettiamo che la avremo entro il prossimo anno (o lustro o secolo) e poi non riusciamo a farcela.

Di fronte a questi problemi che resistono alla soluzione, le reazione sono due. La prima è sfidare virilmente la difficoltà, affermando che il problema è risolvibile e basta risolverlo, ci vorrà tempo e denaro ma ce la faremo (addirittura alcuni dcono che è già stato risolto, ma di solito sanno che non è vero). La seconda è indebolire gli obiettivi e accontentarsi di risolvere il problema non nel caso generale, ma in alcuni (possibilmente tanti) casi particolari.

Continua a leggere ‘Marco Varone su “Che cos’è un motore di ricerca semantico”’


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