Cosa cambia nel community marketing?

In questo post Francois Gossieaux dà delle indicazioni su come fare marketing nelle community online, in particolare sottolinea la necessità di considerare i membri delle comunità come tribu, i social media come network e di porsi sempre dal punto di vista degli utenti.

Considerare i consumatori come tribù.  E’ necessario valutare come i componenti di una community si comportano tra loro e questo risulta molto più importante di capire a quale segmento socio-demografico appartengano in base alle loro caratteristiche. La segmentazione tradizionale potrebbe, ad esempio, non essere capace di scoprire il segmento delle madri casalinghe  particolarmente interessate ai prodotti sanitari, in quanto non avrebbe considerato il loro comportamento (ad esempio scegliere i migliori prodotti sanitari per tutta la loro famiglia) ma solo il loro redditto, il loro lavoro ecc.

Considerare il network. Non si devono considerare i social media solo come un altro canale di scambio (di informazioni e prodotti) con i propri clienti ed i prospect, perché le conversazioni che avvengono tra i clienti (consumer-to-consumer) sono più importanti, rispetto alle decisioni di acquisto, delle conversazioni tra l’azienda e i suoi potenziali clienti. Da questa considerazione deriva la necessità di diversificare le modalità di creazione e distribuzione dei contenuti nei social media:  invece di diffondere lunghe descrizioni delle caratteristiche dei prodotti o dei valori dell’azineda, è necessario adattare i contenuti ai social media ad esempio segmentare il contenuto brandizzato, in modo che ci siamo molte più possibilità che esso sia condiviso all’interno delle conversazioni rilevanti (è il caso dei widget, della possibilità di embeddare i video, ecc).

La centralità del cliente. Per avere  successo nel marketing2.0 ci sono molti altri da concetti da rivalutare, tuttavia la maggior parte di questi ruotano intorno alla necessità di riconsiderarli nel contesto degli utenti, mettendo al centro delle proprie attività di comunicazione proprio i clienti invece il brand, il prodotto o l’azienda.

Da questo deriva ad esempio che la value proposition dovrà basarsi sull’utente, osservare cosa l’azienda gli  sta offrendo dal punto di vista di chi comprerà il prodotto e non come un insieme di caratteristiche, funzioni e benefici.

Secondo Francois non sarà più necessario realizzare incontri con focus group (beh forse questo è un pochino utopistico), ma si dovranno ottenere insight dalle community online.  Sia il brand che la piattaforma dovranno considerare la percezione che ne hanno gli utenti e rispondere sullo stesso piano.

Infine ogni attività nell’ambito del marketing 2.0 dovrà considerare gli utenti ed in particolare il loro comportamento come punto di riferimento è la naturale conseguenza dell’essenza del web2.0, cioè quella di dare la possibilità a chiunque di partecipare alle conversazioni online.

Per concludere per chi gestisce delle comunità online c’è anche la possibilità di fare un sondaggino online qui.

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.