Venite a scoprilo su Memesphere all’interno della nuova sezione dedicata allo scontro tra Obama e Mc Cain.
Per saperne di più, leggete qui.
Spunti di riflessione sull’intricato mondo dei social media e dell’advertising..
Venite a scoprilo su Memesphere all’interno della nuova sezione dedicata allo scontro tra Obama e Mc Cain.
Per saperne di più, leggete qui.
Il nuovo report della Universal McCann, dal titolo “When did we start trusting strangers? How the internet turned us all into influencers“, ha rilevato un generale aumento della partecipazione degli utenti alla produzione dei contenuti, anche a proposito dei prodotti commerciali e conseguentemente lo spostamento della capacità di influenzare le persone dai media mainstream (professionali e gerarchici) alle reti di influenza peer-to-peer basate sul web.
Se da un lato, grazie ai social media siamo diventati tutti “influenzatori”, dall’altro la ricerca spiega che le reti di influenza online non sono completamente democratiche in quanto al loro interno spiccano un nuovo tipo di utenti: i “super influenzatori“, cioè coloro che sostengono di essere in grado di esercitare un’influenza sugli altri indipendentemente dalla categoria merceologica a cui appartengono i prodotti relativamente ai quali viene fornito il parere.
Si tratta di utenti che usano intensamente i social media: tra le attività online più svolte dai super influenzatori c’è quello di caricare e condividere video, usare i feed, mentre curare il proprio blog si posiziona solo al terzo posto, seguito da scaricare i podcast e commentare su altri blog. Tipicamente i superinfluenzatori sono degli early adopters, che provano i nuovi prodotti e condividono le loro opinioni con gli amici.
Come profilo socio-demografico sono maschi tra i 25 e i 34 anni, molto istruiti e con un lavoro molto qualificato prevalentemente senior manager. Inoltre, secondo il report, una profonda conoscenza del web è un fattore determinante per la capacità di influenzare significativamente le persone.
Ma cosa motiva questo gruppo di persone a “dispensare consigli” sui social media? I super-influencer sono “influenzati” a loro volta sopratutto da pubblicità mainstream che trovano “attraenti” oppure dal desiderio di proporre prodotti che hanno visto indossare a personaggi famosi.
Poiché la ricerca è stata condotta in 29 Paesi su 17000 utenti attivi di internet, è stato possibile notare che i super influencer sono un fenomeno mondiale. I Paesi in cui internet si sta diffondendo adesso hanno il maggior tasso di superinfluenzatori: in Brasile il 24% di utenti attivi di internet rientrano in questa categoria mentre l’Italia si posiziona al nono posto (terza in Europa) con il 7,8% di super influenzatori.
In questo post sul blog della Ogilvy PR, Rohit Bhargava dà dei suggerimenti alle aziende su come gestire i commenti negativi provenienti dai blog. Innanzi tutto la risposta ai commenti negativi deve essere immediata, in quanto rispondere in ritardo può portare ad una diffusione virale del contenuto negativo, alla generazione di altri commenti negativi e soprattutto può far disperdere la voce ufficiale dell’azienda in quanto non viene riportata da chi cita il commento negativo.
Poi è necessario identificare i partecipanti alla discussione sfavorevoli: la fonte, cioè dove inizia la storia negativa, i commentatori, cioè quelli che ne discutono, e i promotori, quelli che diffondono la storia online. Il modo più semplice per identificare chi sono questi tre tipi di persone è seguendo i link, a partire dal blog che ha generato la notizia.
Dopo bisogna valutare la conversazione: il sentiment dei commenti (positivo, negativo), la frequenza di questi commenti, il numero di persone coinvolte nella conversazione e la quanto è attiva la conversazione, non solo sui blog, ma anche gli altri social network come twitter.
Una volta individuate le conversazioni è necessario rispondere onestamente, perché l’immediatezza e la forma personale del blog non permette di nascondere dietro ambiguità: è necessario prendere una posizione e condividerla, ad esempio si può chiedere scusa e promettere di individuare e correggere il problema, impegnandosi personalmente con il nome e cognome di un responsabile.
Il punto di vista aziendale deve essere reso pubblico in modo ufficiale, ad esempio postando la posizione presa dall’azienda sul corporate blog o su qualche altro social media di riferimento, in modo che i successivi commenti puntino verso di esso con l’obiettivo di spostare le conversazioni sul sito aziendale. Infatti rispondere ai vari commenti negativi sui vari blog dove sono diffusi sarebbe dispersivo.
Per poter rispondere ai commenti negativi è necessario monitorare e rispondere alle conversazioni, anche quando esse si placano da sole, perché smettere di seguirle potrebbe portare i blogger a pensare che non si sta facendo abbastanza attenzione alle loro opinioni (indicazioni più dettagliate su come ascoltare le conversazioni online si possono trovare qui)
p.s. Dopo il (terribile) caso Carrefour diverse persone ci hanno chiesto qualche consiglio sul miglior modo di fronteggiare questo tipo di cisi…eccovi accontentati
I social networks hanno portato la comunicazione mediata dal computer a livelli d’importanza mai osservati prima: le persone la perseguono perché permette:
-estensione della cerchia sociale
-possibilità di interazione più ampie (anche se qualitativamente peggiori -> dunque forse adatte ai tempi)
-spazio di condivisione, vetrina personale
-iperrealtà. non più proiezione su un avatar: online e offline si fondono in quanto il network non è un’altra realtà ma un’estensione tecnologica della stessa
La straordinaria e inarrestabile diffusione di Facebook (in Italia siamo prossimi a varcare la soglia di 1 milione di iscritti) testimonia l’importanza di tali considerazioni. La sua struttura globale lo ha portato in meno di quattro anni a competere con un colosso come MySpace, grazie anche a una piattaforma più stabile e a un ventaglio impressionante di applicazioni tra cui scegliere e possibilità di personalizzazione.
Negli ultimi mesi abbiamo registrato la progressiva migrazione di Facebook su una nuova piattaforma, nata con lo scopo di attrarre sempre più utenti sul network grazie a un’interfaccia grafica semplificata – come sottolineato da questo articolo (anche se non piace proprio a tutti ed è nato addirittura un gruppo denominato “1,000,000 AGAINST THE NEW FACEBOOK LAYOUT! “)
Tale interfaccia si ispira in maniera evidente a un’altra “vecchia” conoscenza degli addetti ai lavori: quel Friendfeed che aggrega le principali applicazioni social dell’utente e ne offre un resoconto “cronologico”, sotto forma di diario di bordo dinamico. O per dirla più semplicemente, pubblica un flusso commentabile delle nostre attività quotidiane, aggiornato in tempo reale.
La straordinaria diffusione di Facebook – specialmente tra le nuove generazioni – unita alle numerose polemiche sulla violazione della privacy (Facebook è stato ripetutamente pescato a raccogliere i dati di navigazione dei suoi utenti, anche al di fuori della connessione degli stessi al sito) mostrano le due facce dei social network: l’aprire la strada a nuove forme di comunicazione ed aggregazione, prestandosi nello stesso tempo in maniera ideale allo studio dei comportamenti, modelli e abitudini degli utenti-consumatori e quindi a forme di pubblicità sempre più mirate e targetizzate.
Da stamattina è online la sezione Leaderboard di Memesphere.
L’obiettivo dichiarato è quello di fornire una nuova prospettiva di analisi su ciò che si è detto online in Italia negli ultimi 30 giorni. Credo che anche l’analisi delle fonti più citate dalla nostra blogosfera possa offrire degli interessanti spunti di riflessione.
Buona visione!
Memesphere, la nostra ultima creatura, è in nomination ai Blog Awards 2008!
I Macchianera Blog Awards, per chi ancora non lo sa, verranno consegnati sabato 13 settembre alla Blogfest di Riva del Garda, nella categoria “Miglior servizio per i blog”.
Non male per uno strumento che è in vita da pochi mesi…che altro dire…se vi va votateci qui
Microsoft controlla Ciao!, il sito di consumer reviews e di comparazione dei prezzi internazionale (vedi Ciao.com, Ciao.it, Ciao.fr, Ciao.de, ecc). Per acquisire Ciao.com, Microsoft ha dovuto comprare l’intera società che lo controllava la Greenfield, specializza in analisi per il mercato consumer, ribattendo all’offerta del Quadrangle Group LLC di 15.5 dollari per ciascuna azione della Greenfield, con un offerta di 17.5 dollari per azione e arrivando a spendere 486 milioni di dollari.
Microsoft però era interessata solo a Ciao, perciò si è già accordata con un altro acquirente, forse la stessa Quadrangle, per rivendere tutto quanto della Greenfield non è legato a Ciao.
Perché Microsoft si tanto impegnata per avere Ciao? Innanzi tutto per cercare di radicarsi in Europa sfruttando la popolarità, la credibilità e la fedeltà degli utenti di Ciao. Questo sito infatti registra oltre 25 milioni di visitatori al mese e ha un archivio con oltre 5 milioni di recensioni. Proprio grazie a queste recensioni Microsoft avrà a disposizione contenuto di qualità da integrare in Live Search, che mira a diventare uno punto di riferimento per la ricerca dei prodotti da acquistare e della relativa comparazione dei prezzi.
L’acquisizione di Ciao da parte di Microsoft può essere stata motivata dalla necessità di riproporre lo schema motore di ricerca/shopping network già attuato da Google e da Yahoo!, rispettivamente con Product Search e Kelkoo, ma è interessante vedere che l’ennesimo gigante punti sui social network. Adesso restiamo in attesa di vedere i riflessi che il cambio di proprietà apporterà a Ciao.com: riuscirà Microsoft a capitalizzare le potenzialità di questo network così ben radicato e molto frequentato e a far dimenticare i suoi frequentatori chi è ora il padrone delle loro recensioni?
Commenti Recenti