Quale sarà il futuro dei social media?

Fred Wilson, alla domanda (difficilotta non c’è che dire) di Robert Seidman di quale fosse la sua grande visione per il futuro dei social media, ha risposto che non si aspetta niente di diverso dal fatto che “ogni singolo essere umano possa postare le proprie idee e le proprie esperienze in infiniti modi su internet“.

Infatti secondo Fred Wilson stiamo andando verso un mondo in cui ognuno potrà condividere la propria vita con il resto del mondo via internet, perché i social media sono proprio questo e adesso siamo soltanto all’inizio di un grande cambiamento. Ma la domanda è: siamo sicuri che tutti siano intenzionati a farlo?

Ed in effetti, Nick O’Neill partendo da questa previsione si chiede quanto sia realistica l’affermazione di Fred Wilson: se davvero la maggior parte degli utenti inizieranno a contribuire alla produzione di contenuti sui social media. O’Neill, infatti, ricorda che secondo una ricerca della Forrester, citata da Charlene Li nel libro Groundswell, la maggior parte degli utenti non sono produttori di contenuto, ma solo fruitori di contenuto: leggono un post e passano a guardare qualche altra cosa di interessante, piuttosto che scrivere un proprio blog. E’ difficile per un sito creare un gruppo di lettori attivi.

Infine secondo O’Neill, la visione di Wilson è poco realistica perchè, anche se il numero di persone che creano contenuto sui social media continuerà a crescere, ci sarà sempre qualcuno escluso dall’accesso ai computer o non istruito ad usarlo (in Italia certamente per altri 15-20 anni almeno!)

12 risposte a Quale sarà il futuro dei social media?

  1. antgri scrive:

    Difficile avventurarsi in certe previsioni.

    Appare interessante osservare alcuni dati sul web collaborativo, per capirci, qello dove gli utenti collaborano a creare informazione.

    In Wikipedia, esempio principe, solo 1% degli iscritti produce contenuti.

    Cosa significa?
    Che forse non è poi così pressante l’esigenza di condividere informazioni al fine di creare informazione. POi se sommiamo tutta una serie di interrogativi circa la qualità e l’attendibilità dell’informazione, il discorso si complica.

    Riguardo il Web 2.0 ho avuto modo di scriver eun mio articolo che ha generato uan interessante discussione in proposito

    http://antoniogrillo.wordpress.com/2008/04/10/web-20-buono-cattivo-o/

  2. Sacha Monotti scrive:

    molto difficile in effetti fare previsioni…personalmente sono della “parocchia” di nick o’neill, che poi viene supportata dal dato che ci hai fornito su wikipedia…la maggioranza delle persone è più interessata a consultare contenuti più che a produrne di originali.

  3. antgri scrive:

    Credo che in Rete, come in quasi ogni ocsa, ci sono tendenze che cavalcano l’onda del momento. Come spesso accade, per capire meglio le cose, occorre che si calmino le acque per capire quanto uan cosa è positiva ed innovativa, quanto invece sia solo la moda del momento.

  4. Sacha Monotti scrive:

    molto saggio…che dire..aspettiamo…o meglio…”chi vivrà vedrà ;-)

  5. Anche io voglio giocare a fare il veggente :-)

    Comunque un buon modo per prevedere cosa succederà in futuro specie se riguarda il comportamento umano è quello di guardare al passato.

    Preciso, la tecnologia ed il suo uso pratico può avere dei risvolti imprevedibili, ma gli uomini alla fine sono sempre gli stessi.

    Qui c’è però un errore di metodo molto grossolano che continuano a fare tutti. L’errore è comprensibile perché ogni volta che vediamo un testo, una foto, un film pensiamo subito ad un “contenuto” pubblicato.

    Internet NON è un luogo riservato ad editori, scrittori, giornalisti. Tutto ciò che viene messo in rete dalle persone non è per forza “contenuto”.

    Se io in questo momento ti telefonassi e ti raccontassi una barzelletta o ti raccontassi di come ho rimorchiato una tipa ieri sera al bar ( si fa per dire ;-) ma che questo tu me lo chiami contenuto? Una cartolina dalle Bermuda lo chiami contenuto? Le pacche sulle spalle alle feste (vedi poke di Facebook) ma che sono contenuti forse? Concversazioni ma non contenuti.

    I contenuti li fanno in pochi, quelli che li sanno creare di solito sono l’ 1% della popolazione. Creare un contenuto implica fatica, preparazione tecnica e tante altra cose. Scrivere stupidaggini su internet basta un attimo.

    Basta vedere quello che ho scritto :-)

  6. Dr_Who scrive:

    Prevedere un tale fenomeno è molto difficile.
    Quel che mi sento di dire, però, è che i Social media permettono una interazione bidirezionale, ma la chiave di volta è interpretare il modo attraverso ilquale questa interazione avvine/avverrà. Se è vero che esiste il fenomeo di una reinterpretazione dei contenuti, dei mush-up, molto probabilmente le aziende dovranno rivedere – per ora – il modo di coltivare questa bidirezionalità. Ad oggi, per il grado di evoluzione che abbiamo, è troppo azzardato lasciare tutto in mano alla rete; per due ordini di motivi: 1) le aziende non sono pronte 2) la rete non è così pronta. Quello che mi aspetto è un percorso che Aziende e rete possono percorrere insieme, non forzando le tappe, ma interpretandole giorno per giorno. il questo cammino un grosso sforzo è richiesto alle aziende, ce devono reinterpretare l arelationship, non più in ottica CRM, ma in ottica WnRM (Wiki Neigborhood relationship Management). L’unica cosa certa è che vivremo in ere in cui uno dei principali capitali sarà la Relazione. Chi per primo lo capirà, avrà un vantaggio competitivo duraturo e difendibile.

  7. Pingback: DR_WHO » Blog Archive » Il futuro dei Social Media?

  8. antgri scrive:

    Vedo che l adiscussione ha apliato i suoi orizzonti coem era prevedibile…
    In tal proposito ho ascritto un pot che ha scatenato una discussione ababstanza interessante sulal qualità dell’informazione, social media e Web 2.0
    http://antoniogrillo.wordpress.com/2008/04/10/web-20-buono-cattivo-o/

  9. Sacha Monotti scrive:

    @ Antonio: ma del tuo post non ci avevi già detto (nel primo commento)? non esageriamo con le promozioni del proprio blog nè ;-)

  10. antgri scrive:

    pardon non voleva essere una promozione.
    Non navevo fatto caso alla precedente citazione.
    Se vuoi puoi cancellare lì’ultimo post tranquillamente…

  11. Claudio Vaccaro scrive:

    Il problema è sempre quello della regola 1:10:89 …la chiave è in quel 10% di “partecipanti non produttori”, più ancora che nell’89% di spettatori. Quanto più si riuscirà a spingere gli utenti che commentano, votano, leggono e giudicano a mettersi in gioco e produrre contenuto, quanto più i social media saranno inclusivi. Cosa occorre? Purtroppo sono costretto a citare anch’io un articolo :)

    http://www.socialware.it/social-media/come-incrementare-la-partecipazione-degli-utenti-in-un-social-network

    In ogni caso di ricette pronte non ce n’è e previsioni precise non se ne possono fare. Vero è che i dati di adesione ai Social degli under 20 fanno capire la dimensione e la tendenza del fenomeno…

  12. Pingback: Il futuro dei Social media? su Socialware

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 1.010 other followers