Microsoft non si compra Yahoo, ma si compra Powerset

Secondo quanto riportato da VentureBeat, Microsoft è prossima a chiudere l’acquisizione di Powerset per una cifra superire ai 100 milioni di dollari.

Powerset, di cui abbiamo già parlato qui e qui, è una delle startup (insieme a Hakia e ad alcuni altri) che cercano spazio nel mondo dei motori di ricerca web utilizzando tecnologie “semantiche” e di analisi del linguaggio naturale (tecnologia Xerox, nel caso di Powerset).

La mossa di Microsoft è sicuramente dovuta anche ad una certa abbondanza di liquidità rimasta senza destinazione dopo il fallimento dell’operazione Yahoo!, tuttavia è una mossa che colpisce: Powerset non è una piccola startup, ma un’azienda gia’ valutata oltre 40 milioni di dollari dopo l’ultimo round di finanziamento. Tuttavia non è nemmeno un’azienda affermata: dopo un paio di anni e molti denari spesi, oltre a molto hype, esiste soltanto una beta pubblica che cerca su wikipedia. Evidentemente, malgrado la crisi incombente, i tempi sono buoni per investimenti anche in tecnologie non consolidate. Oppure la paura che Microsoft ha di Google è davvero tanta.

Resta da capire come questa acquisizione rientri in una stragegia che sembrava prevedere un rilancio del perennemente in crisi “live search” e l’integrazione delle tecnologie di Fast (acquisita a gennaio per 1,2 miliardi dollari) nelle soluzioni di tipo enterprise. L’impressione è che su questi temi Microsoft navighi un po’ a vista…

Le 50 autovetture piu’ discusse online questa settimana

Quali sono? Io lo so ma non ve lo dico :-)

Ok, ok…ve lo dico…leggete qui.

Nelle prossime settimane credo che vi aggiorneremo anche sui film piu’ caldi del mese….vero Davide? ;-)

Memesphere: il rilascio della beta si avvicina…

Da oggi su Memesphere sono disponibili anche i link di tutti coloro che hanno segnalato la url dove si trova il cosidetto meme. 

Credo che il risultato ottenuto fin’ora (dal sito memesphere) sia già d’interesse e possa essere considerato meritevole di una sbirciatina quotidiana…che ne pensate?

Google Adplanner e Trends for websites

Pare che Google stia per rilasciare, in forma gratuita naturalmente, uno strumento per la pianificazione di campagne online denominato Adplanner, che dovrebbe incrociare dati provenienti dal motore di ricerca con altre informazioni provenienti da terze parti (non meglio precisate) per determinare il profilo demografico di ogni sito web. Ciò dovrebbe aiutare le agenzie a scegliere i siti che sono più aderenti al loro target di riferimento indipendentemente da quello che dicono gli editori. Non oso pensare alle potenziali ripercussioni che la sua diffusione potrebbe avere sul mercato del internet planning!

E non è tutto, qualche giorno fà Google ha rilasciato anche (Google) Trend per Websites che permette di confrontare il traffico tra siti web diversi…provare per credere.

libero.it; alice.it; repubblica.it; yahoo.it

Unique Visitors Chart

 

Blogger è il sito di blogging più visitato, WordPress secondo

Qui abbiamo parlato dell’andamento dei visitatori unici nei principali social network, secondo i dati Nielsen tra aprile 2007 e aprile 2008. Grazie a questo post su Marketing Charts possiamo analizzare (con un pelo di ritardo) l’andamento dei visitatori unici statunitensi, tracciati dalla Nielsen, nelle 10 migliori piattaforme di blogging.

(via MarchetingChart)

La piattaforma di blogging di Google, Blogger, è rimasta la più visitata con 38,4 milioni di visitatori unici, con un incremento del 40% rispetto ad Aprile 2007, quando fu visitata da 27,4 milioni di visitatori.

Ma la piattaforma di blogging che invece è cresciuta di più, ottenendo il 160% di visitatori in più rispetto ad aprile 2007, è stata WordPress, che dal quarto posto dello scorso anno si è posizionata al secondo posto superando Six Apart Typed e tmz.com. Tuttavia WordPress riceve ancora meno della metà dei visitatori della piattaforma di Google, Blogger.

La piattaforma di blogging che ha visto diminuire maggiormente i suoi visitatori unici è stato Xanga, che tra aprile 2007 e aprile 2008, ha perso un terzo dei suoi visitatori unici.

Qualcuno può segnalarci una statistica analoga relativa al mercato italiano?

Optimum Content Score, uno standard (non standard!) per la misurazione dei social media

In questo post KD Paine ricorda che per l’analisi dei social media, come per tutte le altre forme di comunicazione, non può esistere uno standard per la loro misurazione, in quanto il tipo di strumento da usare dipende dagli obiettivi specifici che l’azienda si è posta. Ad esempio un’azienda che vuole migliorare la relazione con i clienti dovrà misurare l’engagement, mentre un’altra azienda che vuole incrementare le vendite potrà considerare il numero di prodotti venduti. Quindi si dovrà decidere di volta in volta che cosa misurare e con quali strumenti.

KD Paine, pertanto, propone un strumento non-standard per la misurazione dei media, denominato Optimum Content Score (OCS). Esso funziona sia per i media tradizionali che per quelli online e permette di tracciare i progressi nel tempo o rispetto ai competitor.

L’OCS richiede che si definisca la forma di comunicazione ideale: lo spot tv o radiofonico, il post o il tweet capace, ad esempio, di caratterizzare positivamente o di posizionare favorevolmente un particolare brand. Il criterio per definire il miglior contenuto deve essere scelto di volta in volta per ogni caso specifico e KD Paine ne mostra alcuni:

  • La visibilità: quanto è visibile il brand nella comunicazione (spot/post/ecc) considerata?
  • La predominanza: quante volte il brand viene menzionato? è predominante o è solo citato ?
  • Il messaggio: la comunicazione contiene uno o più messaggi chiave o un presenta un messaggio negativo che non si vorrebbe associare al brand?
  • Il posizionamento: il messaggio analizzato posiziona il brand favorevolmente rispetto a temi rilevanti per i consumatori?
  • Chi è citato: sono citate delle affermazioni dei rappresentati dell’azienda?
  • Il tono: il fruitore della comunicazione ha più o meno probabilità di interagire/supportare l’azienda?
  • La tipologia di conversazione, per la quale KD Paine ha proposto una classificazione con 26 (di cui parlavamo già qui), adesso aggiornata con l’aggiunta dei sondaggi tra i tipi di comunicazione possibili.

Una volta definite il “contenuto ottimale”, è necessario individuare anche il suo esatto opposto, cioè qual è la tipologia di comunicazione che non si vorrebbe mai vedere associata al proprio brand. In questo modo dopo aver definito i due estremi, si ha a disposizione una scala da -1 a +1 lungo la quale collocare, a seconda del loro contenuto, i vari messaggi riferiti all’azienda. Facendo la media dei punteggi ottenuti in un periodo (mese/settimana) per un’azienda e dei suoi competitor si può avere velocemente un trend di chi ottiene risultati migliori o peggiori in un certo settore.

Cosa si dice di rete: un confronto tra le comunità online in Italia e in USA dedicate alla moda e al fashion

Abbiamo pubblicato qui un estratto di un case study che racconta ciò che emerge dall’analisi delle conversazioni online nelle comunità dedicate alla moda e al fashion….buona lettura.

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