Come classificare le conversazioni?

KD Paine riferisce che Peter Kowalski ha sviluppato, per la Georgia Tech, una classificazione dei diversi tipi di conversazioni. Tutte le conversazioni, ovunque avvengano (dal vivo, su un blog o in un social network come Twitter o Facebook) possono essere ricondotte ad almeno una delle 26 categorie individuate.

Secondo questa classificazione una conversazione può essere:

- La conferma di aver ricevuto un’informazione
- La pubblicizzazione di qualcosa
- La risposta ad una domanda
- La formulazione di una domanda
- L’approfondimento di una precedente affermazione
- Un richiamo ad agire
- Il rilascio di informazioni personali
- La distribuzione di materiali
- Un’espressione di accordo
- Una critica
- Un’espressione di sostegno
- Un’espressione di sorpresa
- Un avvertimento
- Un riconoscimento
- Uno scherzo
- Una proposta
- Un’osservazione
- Un saluto
- Un’opinione
- Un annuncio
- Una raccolta di aiuti
- Una ricerca di personale
- Una risposta ad una critica
- Una dimostrazione di dispiacere
- Una richiesta di commenti
- Una richiesta di aiuto

Siete d’accordo? Manca qualcosa?

Universal McCann Wave3: l’utilizzo dei social media è in costante crescita

A marzo Universal McCann ha concluso Wave3, la terza rilevazione sulla diffusione dei Social Media nel mondo (disponibile in pdf qui), intervistando 17.000 utenti abituali di internet in 29 nazioni (ne parliamo con un pò di ritardo ma, come si dice in questi casi, “better late than never”).

In generale lo studio ha constatato una costante crescita di social media in tutte le nazioni, indipendentemente dallo sviluppo economico, sociale e culturale. Rispetto alla seconda rilevazione il Wave2 di giugno 2007, sono aumentate tutte le attività realizzate dagli utenti online, eccetto il commentare su un sito di notizie che è rimasto sostanzialmente stabile fin dalla prima rilevazione nel 2006. In particolare:

-          Guardare i videoclip online da poco più del 60% nel 2007 è salito all’83% del 2008

-          Aprire un proprio blog è salito da poco più del 30% nel 2007 al 45% del 2008.

-          E’ raddoppiato l’uso dei podcast da poco più del 20% nel 2007 al 45% del 2008.

-          L’uso degli RSS ha vista un notevole crescita passando dal 15% del 2007 al quasi 34% del 2008

-          La gestione di un profilo sui social media è salito al 57% nel 2008 rispetto al 33% del 2007

E’ stato stimato che nel mondo ci siano 475 milioni di utenti di internet tra i 16 e i 54 anni, dei quali 100 milioni negli USA e 61 in Cina.  Una forte crescita dell’uso del web nei Paesi Asiatici: nella Corea del Sud, in Cina e nelle Filippine ci sono percentuali di lettura dei blog tra l’88 e il 92%, per l’Italia questa percentuale è del 79%. Se nel mondo ci sono 184 milioni di blog attivi, la più grande comunità di blogger è quella cinese con 42 milioni di utenti.

Gli utenti intervistati, inoltre, hanno mostrato un orientamento sempre maggiore verso la partecipazione e verso i contenuti on-demand come dimostrato dalla crescita dell’uso degli RSS, dei podcast e dei video online.

Inoltre la ricerca ha rilevato che i social media influenzano il processo di acquisto, perché il 26,6% degli intervistati ha dichiarato di leggere opinioni sui prodotti e sui brand nei loro blog e il 36% di considerare più positivamente le aziende che hanno un blog.

Pertanto i ricercatori della Universal McCann suggeriscono alle aziende di usare i social media per aprirsi ad un dialogo onesto con i consumatori, ad esempio creando contenuto da distribuire tra le varie piattaforme o con applicazioni che permettano agli utenti di gestire le loro relazioni con i brand online.

Blogging2.0 e una blogosfera che cambia

Mark Evans in questo post fa delle ipotesi sui cambiamenti che potrebbero verificarsi nella blogosfera, in seguito alla diffusione dei servizi che permettono agli utenti di commentare i post in siti diversi dal blog su cui è stato originariamente postato il contenuto (di cui abbiamo già parlato qui).

Duncan Riley si riferisce a questi cambiamenti, che permettono di portare avanti le conversazioni tra vari blog e servizi, con il termine blogging2.0 e afferma, che sebbene per gli autori dei blog non sia facile accettare la perdita del controllo sul proprio contenuto, gli utenti preferiscono avere una piattaforma che favorisce la partecipazione alla conversazione, ad esempio commentando sui siti terzi rispetto al blog.

Louis Gray afferma che i blogger capaci di adattarsi ai cambiamenti otterranno i risultati migliori: gli autori più attivi tra le varie community e che partecipano attivamente ai servizi dove si creano molte relazioni, come Twitter, Friendfeed, Shyftr or Facebook, saranno i più visibili e otterranno engagement nel nuovo panorama online.

Tuttavia secondo Evans questa nuova situazione renderà più difficile la nascita e la sopravvivenza di servizi di blogging professionali capaci di generare dei guadagni dalla pubblicità. Infatti se i contenuti vengono fruiti dagli utenti attraverso i nuovi servizi come FriendFeeder, senza passare per il blog, questo comporterà una riduzione delle pageview sul blog, con conseguenti perdite di attrattività per la pubblicità e minori di possibilità di guadagno attraverso AdSense.

Anche se la qualità del contenuto sarà sempre molto importante per generare traffico nei blog, Evans prevede delle modifiche nel modo di scrivere: i blog rivolti ad un gran numero di persone non si prestano a post molto approfonditi, che richiedono molto tempo per essere scritti. Per generare molto traffico su un blog sarà necessario, invece, scrivere molti post capaci, spesso non molto dettagliati, ma capaci di attrarre un’audience molto variegata.

Infine sarà necessario dare un valore aggiunto agli utenti che decideranno di leggere i post direttamente dal blog, invece che dal lettore di feed o dai servizi di aggregazione di notizie, ad esempio mostrando interessanti spunti da leggere nelle barre laterali del template.

Le teenager usano i social media più dei loro colleghi maschi

Secondo questo articolo di eMarketer, nel 2007 i teenagers tra i 10 e i 12 anni hanno affermato di usare i social network sono aumentati più del doppio rispetto al 2006. Inoltre per il 2011 si stima che gli adolescenti che useranno i social media saranno quasi 18 milioni.

In particolare, secondo la ricerca della Harris InteraciveYouth Trends“, pubblicata ad Aprile, più della metà delle ragazze (54%) tra i 13 e i 15 anni hanno usato i social network nel 2007, con un leggero decremento rispetto al 57% del 2006.

La ricerca ha rilevato una diffusione tra le ragazze significativamente maggiore dell’uso dei social network e dei blog rispetto ai teenagers maschi: il 57% delle girls usa i social networks contro il 38% dei boys, mentre il 34% delle ragazze gestisce un blog rispetto al 20% dei ragazzi.

Questa maggiore diffusione dei social media tra le è stata rilevata anche da altri studi realizzati dall’American Life Project e da Pew Internet e la ricerca realizzata dalla National Commission on Writing tra settembre e novembre del 2007.

Questa coincidenza di risultati permette da una parte di concludere che i social media hanno un ruolo fondamentale nella comunicazione tra le ragazze USA e che a tendere le commmunity dedicate alle mamme (argomento già trattato qua) ed alle donne online non faranno altro che continuare a crescere.

E in Italia che succede? Se n’è parlato diffusamente qui.

 

Nielsen Online: s’impennano i visitatori di LinkedIn, rallentano Myspace e Facebook

Nielsen ha recentemente pubblicato i dati relativi ad i visitatori unici dei principlali siti di social networking in USA. Nella tabella seguente sono messi a confronto i dati relativi ad Aprile 2008 con quelli dello stesso mese del 2007.

Dati Nielsen

(Credit: Nielsen, via CNET)

Dal confronto si vede come il social network che ha registrato la maggior crescita rispetto allo scorso anno è stato LinkedIn, ottenendo il 361% di visitatori unici in più rispetto ad aprile 2007 (non a caso recentemente si è parlato di una sua valutazione pari ad un miliardo di dollari)

La crescita di Myspace, invece, ha continuato a rallentare, infatti nell’ultimo mese ha registrato una crescita solo del 3%, decisamente più basso dei ritmi di crescita a cui era abituato questo network, che ad esempio ad agosto 2007 erano del 23% rispetto all’agosto dell’anno precedente. In ogni caso Myspace resta il network con più visitatori unici, con circa il 63% di visitatori in più rispetto a Facebook, che è il secondo social network più visitato. Lo scorso anno il gap di visitatori tra Myspace e Facebook era di circa il 75%.

Facebook dal canto suo continua a crescere anche se un pò più lentamente, con il 56% di in più di visitatori rispetto al 2007. L’incremento del 56% di Facebook non è cosi entusiasmante specialmente se si considera che in questo anno sono stati annunciati diversi miglioramenti, come la piattaforma di sviluppo che ha fatto molto parlare di questo network.

Tra i social network in difficoltà si registra il mondo digitale Club Penguin, acquistato da Disney l’anno scorso per 350 milioni di dollari, che è rimasto sostanzialmente stabile, perdendo circa il 7% di visitatori, rispetto ad aprile dello scorso anno (un dato molto negativo se si considera che tra agosto 2006 e agosto 2007 Club Penguin aveva aumentato del 250% i suoi visitatori unici).

I social network focalizzati sulla musica Imeem e Buzznet stanno invece crescendo molto, hanno ottenuto rispettivamente il 92% e il 104% di visitatori unici in più rispetto ad aprile dello scorso anno. Secondo l’articolo su CNet la crescita di questi due network si può spiegare grazie alle innovative strategie messe in atto: Imeem ha sottoscritto contratti di licenza con diversi produttori di video e di musica, mentre Buzznet ha acquisito blog musicali importanti, come Stereogum e Idolator.

Reputazione online e buzz nel settore automotive

Cosa dicono i consumatori delle aziende automobilistiche su web?  Quali sono i modelli più popolari e le marche con un miglior gradimento? Di che cosa si parla all’interno delle comunità online dedicate alle auto e quali sono i “luoghi virtuali” in cui discute maggiormente di macchine? Quali gli autori più prolifici e quali le conversazioni più calde?

Per rispondere a queste e molte altre domande nonché ai bisogni informativi delle aziende che vogliono sfruttare l’enorme patrimonio informativo liberamente a disposizione all’interno della rete, BlogMeterTM ha scandagliato i social media italiani, analizzando oltre 800 mila messaggi di buzz online dedicati al mondo dell’auto nell’ultimo quarto del 2007.

Cliccate qui per leggere gli highlights della ricerca.

2 chiacchiere con Steve Rubel

Con enorme ritardo pubblico alcuni spunti raccolti durante l’incontro con il “mitico” Steve Rubel.

Innanzitutto un ringraziamento a Edelman Italia ed a Vanessa (alias SlakerV) per aver organizzato una specie di tavola rotonda informale con Steve che ha permesso ai partecipanti di scambiarsi liberamente delle opinioni sui temi più disparati (but mainly on social media)…ed il risultato è stato molto molto interessante e stimolante.

Ecco alcune delle cose che mi sono rimaste più impresse:

- la blogosfera si sta consolidando, il numero di persone che aggiorna il proprio blog con regolarità sta diminuendo, come sta dimunendo il numero medio di aggiornamenti (settimanali/mensili)

- (il successo di) twitter e facebook sono tra  le cause di questo fenomeno

- un esempio di successo di “corporate Twitting” è Zappos

- Perchè twitter è un potente strumento di marketing e comunicazione 2.0? “because the influentials are all there”

- l’analogia di “Google come un grande magazzino dell’informazione”: sui suoi scaffali digitali ci puoi trovare: brand content, information content ed social media content

. Il concetto di “Digital Nomads”. Ecco qui un interessante articolo dell’Economist su come il nomadismo digiale sta cambiando la nostra società

- Un libro che dovrò assolutamente leggere: The 4-Hour Workweek: How To Take Mini Retirements :-)

- Da quando lavora in Edelman, Steve ha smesso di pubblicare post critici riguardanti una specifica azienda. Nonostante siano già passati 3 anni da quel giorno, egli è ancora preoccupato che qualche azienda, dopo aver fatto una ricerca su Google, possa trovare un suo vecchio post critico che la riguardi  ed in conseguenza di ciò possa decidere di affidarsi ad un’altra azienda di PR…miii allora è vero che tutto il mondo è paese!

- Ed infine ecco arrivare la chicca della giornata. Ad un certo punto Steve esclama: “Ma c’è qualcuno di voi che lavora?!” Ci guardiamo tutti attorno…ma nessuno ha il coraggio di rispondere “Si!!” :-))

Il video ed un breve resoconto dell’incontro potete trovarlo qua

La product experience genera word-of-mouth? Sicuramente più della pubblicità…

Secondo i dati della Nielsen CGM/Homescan Buzzfacts, la pubblicità e le promozioni sia online che sui media tradizionali spingono poche persone a postare o scrivere messaggi nei forum o nei loro blog: solo il 18% degli utenti ha affermato di citare nei propri blog o sui forum le promozioni dei prodotti. Quello che spinge davvero i consumatori a parlare dei prodotti è la “product experience”: infatti il 55% dei consumatori ha affermato di aver scritto a proposito di un prodotto che hanno usato e che li ha soddisfatti, mentre il 28% ha postato a proposito di un prodotto che hanno provato ma non li ha soddisfatti e avrebbero voluto un rimborso. Il 27% inoltre ha affermato di aver letto un commento su un prodotto e di aver risposto a questo commento.

La “product experience” riguarda sia la qualità del prodotto che del customer service, ha ricordato Pete Blackshaw, EVP di Nielsen Digital Strategic Services (DSS), il nuovo servizio, inaugurato con un seminario online su come usare i Consumer Generated Media per la brand advocacy.

Se il volume del word-of-mouth a proposito di un prodotto dipenderà dalla qualità del prodotto e del suo customer service, realizzare campagne virali con un prodotto cattivo o su caratteristiche deboli dell’azienda può essere un grosso rischio. Infatti gli user-generated-content (negativi) ottengono spesso un ottimo posizionamento sui motori di ricerca e quindi hanno sempre più il potere di incidere sulla profittabilità dell’utente e sul valore del brand e dell’azienda.

Secondo Blackshaw, quindi, bisogna presidiare l’advocacy del brand e qualunque componente dell’azienda deve essere coinvolto nell’ascoltare le conversazioni che si realizzano online, in modo da migliorare il customer service, fornire risposte veloci alle lamentele dei consumatori, identificare i loro bisogni e le nuove opportunità di prodotto. La Nielsen ha anche definito il  “Brand Advocacy Quotient” (BAQ), un indice ottenuto combinando i risultati ottenuti sia analizzando i CGM che i siti e i sondaggi, per determinare se e quanto i consumatori sostengono o denigrano un brand.

Per ottenere e mantenere una buona brand advocacy, le aziende dovranno essere oneste e trasparenti. Quelle che lo stanno già facendo hanno già ottenuti buoni risultati, anche dal punto di vista del ritorno economico, come dimostrato da una ricerca realizzata dall’Aberdeen Group e presentata da Jeff Zabin. Secondo questa ricerca, infatti, l’84% delle aziende che monitorano I social media e li integrano del processo di decision-making hanno visto migliorare anno per anno la customer retention, aumentando il ROI degli investimenti sui media e la capacità di predire il comportamento dei consumatori.

Ricerche in pillole: Il caso Speed Racer

Che il passaparola costituisca da sempre un fattore determinante per il successo di un film (ma anche di un libro oppure di una canzone) non è certo una novità.

Di nuovo c’è che oggi la “versione digitale” del passaparola, ossia quello che si diffonde online sulla blogosfera, le comunità dedicate (al cinema) ed i social network, può essere tracciata, misurata ed analizzata.

Insieme a ScreenWEEK, abbiamo sviluppato uno strumento di analisi del passaparola cinematografico online allo scopo di fornire agli operatori del settore un valido mezzo per leggere ed interpretare i segnali che si possono raccogliere all’interno dei social media italiani nei confronti di un film (ma ache di un home video) in uscita.

Per far comprendere meglio le potenzialità dello strumento, insieme a Davide Dellacasa, editore di ScreenWEEK, abbiamo deciso di inziare a pubblicare una serie di “ricerche in pillole” relative ad alcuni blockbuster di prossima uscita.

Per iniziare abbiamo scelto: Speed Racer (non esattamente un gran successo pare….)

Intervento a “Conversazioni dal basso” e la ricerca “I social media in Italia”

Finalmente trovo il tempo per ringraziare Fabio per avermi dato l’opportunità di confrontarmi, al workshop “Conversazioni dal basso“, con altri due autorevoli specialisti come Vincenzo e Gianluca sui temi della misurazione e dell’analisi delle conversazioni online. Credo che il panel sia stato interessante sia per il pubblico che per i partecipanti (lo è stato sicuramente per me).

Qui potete trovare il video che documenta la prima parte dell’intervento

Qui tutti i video relativi alla conferenza (i primi 5 sono relativi al nostro panel)

 Il giorno prima la LaRiCA, organizzatrice dell’evento, aveva presentato la ricerca  “I social media in Italia” volta  ad indagare l’utilizzo dei social media da parte degli italiani. 

Numeri chiave:

- Ci sono circa 3 milioni di blogger in Italia, il 57% dei quali aggiorna il blog almeno una volta a settimana

- Il 75% circa dei blogger hanno una età compresa tra i 18 ed i 29 anni

- Sono circa 10 milioni gli Italiani che hanno letto almeno una volta un blog

- 4,5 milioni di Italiani sono iscritti ad un social network come MySpace o Facebook

Il resto lo trovate qui sotto

 

 

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