Come misurare il ROI degli investimenti nei social media

Molte aziende si stanno impegnando per misurare adeguatamente il ROI degli investimenti nei social media. Qui  Francois Gossieaux, presidente di Corante (azienda che fornisce il newsmastering professionale per temi tecnologici), espone le sue indicazioni su come misurare il ROI degli investimenti nei social media.

Secondo Gossieaux in primo luogo le aziende devono definire l’obiettivo che vogliono ottenere dagli investimenti nelle comunità virtuali. Infatti le aziende possono decidere di investire nei social media per aumentare le vendite, per migliorare il posizionamento del proprio sito sui motori di ricerca, per ottenere idee per nuovi prodotti, per migliorare il customer service, per migliore le pubbliche relazioni ottenendo una maggiore share of voice nei social media. Poi si può misurare la campagna nei social media allo stesso modo in cui si misurerebbe qualunque altro investimento realizzato per lo stesso obiettivo.

Secondo il presidente di Corante, però, il problema vero è nell’inadeguatezza delle tradizionali analisi di marketing, in quanto esse sono ancora basate sulla transazione con un cliente (ad esempio quanto costa acquisire un cliente UNA singola volta). Queste modalità di analisi potevano essere utili un tempo, ma non ora che le aziende sono interessate a misurare come un investimento incide sul valore del ciclo di vita di un cliente, tenendo anche conto della sua capacità di influenzare altre persone nelle decisioni di acquisto.

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3 Responses to Come misurare il ROI degli investimenti nei social media

  1. Marco scrive:

    Per come la vedo io il ROI dipende dagli obiettivi – e sul web possono essere i più diversi. Gli investimenti sui social media, tendono a essere investimenti di comunicazione o publicity o PR.

    Certo che se ti dai obiettivi di vendita (on line) il ROI lo misuri in conversioni, CTR, lead generation.

    Ma se, appunto il lavoro sui social media non è interconnesso con il CRM e le vendite online probabilmente va misurato in termini di visibilità. Ti ripropongo un breve schema, redatto da Charlene Li, sul ROI dei blog. Sicuramente si può ampliare e dettagliare maggiormente (lo stofacendo), ma è già un buon punto di partenza per un approccio ragionevole e ragionato sulla misurazione del ritorno:

    http://hagakure.it/il-roi-dei-blog

    Da questo punto di partenza la sfida è come partire da contatti soft, di relazione, di PR e portarli a diventare dei leads senza trasformare la conversazione online in un sistema di coupon:)

  2. Sacha Monotti scrive:

    sono d’accordissimo sul fatto di non trattare conversazioni come coupon…

    ma attenzione a non limitare l’analisi ai blog…in italia forum e newsgroup fanno ancora la parte del leone…ed i social network ma sopratutto i siti di consumer reviews sono in grandissima ascesa e credo che per le azienda non ci sia niente di più rilevante che le opinioni dei consumatori sui propri prodotti :-)

  3. Marco scrive:

    Hai ragione Sacha, in fatti quello di Charlene Li è un punto di partenza… va sistematizzato e esteso alla misurazione di ritorno quanti-qualitativa in rete in generale

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