Il behavioral targeting batte il contextual targeting

Uno studio realizzato dalla Jupiter Research ha dimostrato che i consumatori on line rispondono meglio ai messaggi pubblicitari che definiscono il target su base comportamentale (behavioral targeting) rispetto alle pubblicità basate sul targeting contestuale (contextual targeting).

In particolare secondo questo studio l’approccio comportamentale, in alcune categorie di prodotti, raggiunge risultati del 22% superiori alla pubblicità semplicemente basate sul contesto. Inoltre le pubblicità che usano il targeting comportamentale riescono ad ottenere l’attenzione del consumatore almeno il 10% in più nelle 14 categorie di prodotti più discussi on line, tra i quali i prodotti finanziari, l’elettronica di consumo, i prodotti farmaceutici e la moda.
La maggiore efficacia del targeting comportamentale non deve sorprendere, in quanto rispetto al tradizionale targeting contestuale cerca di comprendere meglio l’utente. Infatti, sfruttando la misurabilità dei contatti on line, il behavioral targeting raccoglie grandi quantità di informazioni sugli utenti (le pagine visitate, il tempo speso su ciascuna pagina, le keyword usate per raggiungerla, i click effettuati, l’orario di connessione etc.), ad esempio grazie agli ad-server. Per l’analisi delle grandi quantità di dati raccolti sono diventate indispensabile le tecniche di web mining. Da tutte le informazioni raccolte si ricostruisce un profilo ampio e dettagliato degli utenti, cercando di risalire alle loro abitudini, interessi e scopi durante la navigazione, in modo da poter rispondere meglio e più velocemente alle loro richieste.
La pubblicità on line viene proposta agli utenti in base a quanto si riesce a ricostruire del loro “stile di navigazione” e non semplicemente in base al contesto, cioè in base al sito in cui stanno navigando. Ad esempio se una pubblicità contestuale inserisce il banner di un hotel nel sito di un’agenzia di viaggi, la behavioral targeting, riconoscendo che un utente è interessato ai viaggi, permette di inserire lo stesso banner di un albergo anche in un sito dedicato alla finanza o alla musica.
Nel Pamphlet IAB 2007 Pino Morra, Business Development Manager di 24/7 Real Media, analizza il behavioral targeting, descrivendono prospettive e punti deboli (qui si può leggere il Pamphlet in slide).

About these ads

5 Responses to Il behavioral targeting batte il contextual targeting

  1. Pingback: Pubblicità nei video: AOL e Google studiano come renderla più efficace « MediaMeter

  2. Pingback: t o m e z z o l i . n a m e » behavioral advertising

  3. Pingback: Yahoo! lancia il behavioural targeting in Italia « MediaMeter

  4. Pingback: La privacy dei consumatori e il behavioral targeting: uno studio di TNS « MediaMeter

  5. Thank god some bloggers can write. Thank you for this article!!!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: