BlogMeter entra in politica (2.0)

 Nei giorni scorsi  ho avuto modo di dare una rapida occhiata ai primi risultati di (una versione di) BlogMeter “customizzata” per monitorare le conversazioni che trattano temi legati alla politica italiana e devo dire che sono rimasto cosi piacevolmente impressionato che ho deciso di scriverci sopra un breve post.

Questa versione, “osserva” ciò che si raccontano gli utenti  sui principali luoghi di aggregazione “politica” online (es: policaonline.net, it.politica, ecc. ecc.)  per poi trarne tutta una serie informazioni relative a: “di cosa si parla”, “chi ne parla”, “quanto se ne parla” e cosi via.

Il risultato ottenuto, oltre a fornirci diverse indicazioni riguardanti la popolarità di personaggi e partiti politici (che di per sé è già abbastanza interessante), consente di identificare molti altri dati estremamente significativi come per esempio:

- i temi e gli argomenti maggiormente citati e quelli più dibattuti in ambito socio-politico

-  le conversazioni (o meglio le discussioni) più animate

- gli autori maggiormente “attivi” oppure quelli “più autorevoli”

- le fonti più rilevanti (almeno in termini di volumi di scambi di opinioni e messaggi)

- le relazioni che intercorrono tra autori, temi e luoghi di aggregazione (usando tecniche di analisi dei social network)

Perdonate la presunzione, ma dopo aver visto un primo “schizzo” di questo quadro, sono certo che, già dalle prossime elezioni, il mondo delle ricerche, del marketing e della comunicazione politica italiana non potranno più fare a meno di utilizzare questo tipo di strumenti per condurre al meglio il proprio lavoro…cosa che del resto i colleghi americani (ma anche francesi) hanno già capito da diverso tempo.

L’apertura dei social network: il momento di Google

Quando Facebook ha annunciato che avrebbe reso pubblici i profili dei propri iscritti, qui si ipotizzava che anche gli altri social network avrebbero seguito la stessa strada.

Il primo a rispondere all’iniziativa di Facebook pare che sarà Google. Il 20 settembre scorso infatti, come scrive Techcrunch, Google ha riunito un gruppo di circa 15 luminari in un meeting tanto segretissimo per discutere di come fronteggiare la questione Facebook (che ha raggiunto i 37 milioni di utenti registrati).
Sempre secondo quanto scrive Michael Arrington di Techcrunch, la strategia di Google per contrastare Facebook si baserà anch’essa sull’apertura: il 5 novembre Google annuncerà un nuovo set di API che permetteranno agli sviluppatori di usare i dati del social graph di Google (inizialmente solo i dati di Orkut e iGoogle e poi anche Gmail, Gtalk e gli altri servizi di Google) per realizzare varie applicazioni. Ad esempio le pubblicità delle aziende potranno essere inserite nelle pagine personalizzate di Google sfruttando le informazioni dei profili utente di Orkut.

Da questa apertura potranno derivare molte altre applicazioni, ad esempio permettendo alle aziende sia di ottenere che fornire informazioni alle applicazioni di Google e degli altri social network, fino ad arrivare, come ipotizza sempre Techcrunch, ad inserire un “social layer” al di sopra di tutti i servizi offerti, per il quale Orkut sarà la fonte principale di informazioni e gli altri social network costituiranno fonti secondarie, senza dubbio interessate alla visibilità che il motore di ricerca potrà dare.

La tendenza all’apertura dei social network, ben rappresentata da OpenId, e conseguentemente all’integrazione delle piattaforme viene indicata come la next big thing, ad esempio da Massimo Russo e da Tony Siino in questa intervista rilasciata a Vincenzo Cosenza. Qui, invece, Enrico Bertini fa un’ipotesi sui progetti a cui sta lavorando Google e sottolinea l’importanza della privacy degli utenti in questa tendenza generale all’apertura dei social network.

Il behavioral targeting batte il contextual targeting

Uno studio realizzato dalla Jupiter Research ha dimostrato che i consumatori on line rispondono meglio ai messaggi pubblicitari che definiscono il target su base comportamentale (behavioral targeting) rispetto alle pubblicità basate sul targeting contestuale (contextual targeting).

In particolare secondo questo studio l’approccio comportamentale, in alcune categorie di prodotti, raggiunge risultati del 22% superiori alla pubblicità semplicemente basate sul contesto. Inoltre le pubblicità che usano il targeting comportamentale riescono ad ottenere l’attenzione del consumatore almeno il 10% in più nelle 14 categorie di prodotti più discussi on line, tra i quali i prodotti finanziari, l’elettronica di consumo, i prodotti farmaceutici e la moda.
La maggiore efficacia del targeting comportamentale non deve sorprendere, in quanto rispetto al tradizionale targeting contestuale cerca di comprendere meglio l’utente. Infatti, sfruttando la misurabilità dei contatti on line, il behavioral targeting raccoglie grandi quantità di informazioni sugli utenti (le pagine visitate, il tempo speso su ciascuna pagina, le keyword usate per raggiungerla, i click effettuati, l’orario di connessione etc.), ad esempio grazie agli ad-server. Per l’analisi delle grandi quantità di dati raccolti sono diventate indispensabile le tecniche di web mining. Da tutte le informazioni raccolte si ricostruisce un profilo ampio e dettagliato degli utenti, cercando di risalire alle loro abitudini, interessi e scopi durante la navigazione, in modo da poter rispondere meglio e più velocemente alle loro richieste.
La pubblicità on line viene proposta agli utenti in base a quanto si riesce a ricostruire del loro “stile di navigazione” e non semplicemente in base al contesto, cioè in base al sito in cui stanno navigando. Ad esempio se una pubblicità contestuale inserisce il banner di un hotel nel sito di un’agenzia di viaggi, la behavioral targeting, riconoscendo che un utente è interessato ai viaggi, permette di inserire lo stesso banner di un albergo anche in un sito dedicato alla finanza o alla musica.
Nel Pamphlet IAB 2007 Pino Morra, Business Development Manager di 24/7 Real Media, analizza il behavioral targeting, descrivendono prospettive e punti deboli (qui si può leggere il Pamphlet in slide).

Senso Comune: un progetto di…buon senso

Uno dei problemi che deve affrontare la comunità dei ricercatori nel campo dell’NLP in Italia è la cronica scarsezza di risorse linguistiche comuni e riutilizzabili.

Il 2007, dopo Evalita (la gara di valutazione di programmi di analisi sintattica, i cui risultati sono ora disponbiili), porta una seconda buona notizia, l’avvio del progetto Senso Comune.

Leggendo quanto riportato sulla pagina web, ci sentiamo di essere ottimisti:

“Senso Comune è il progetto per la costruzione di una base di conoscenza linguistica dell’italiano.
La base di conoscenza verrà acquisita con la cooperazione dei parlanti attraverso il Web.
Sarà una risorsa a disposizione di tutti, sia per la consultazione online che per l’uso nei sistemi informatici.”

L’idea sembra vincente da due punti di vista:

- si immagina una realizzazione cooperativa della risorsa (sfruttando il più semplice e efficace degli strumenti 2.0, il wiki)

- ci si pone l’obiettivo di creare una risorsa aperta e disponibile a tutti

E’ chiaro che di lavoro da fare ce n’e’ molto, e che lunga e tortuosa è la strada per arrivare a mantenere le promesse ambiziose descritte, per esempio, in questo articolo di Repubblica. Tuttavia, è un buon inizio…

Trustplus: come scegliere di chi fidarsi on line

Come fare a fidarsi delle persone incontrate sul web, con le quali non si è avuta un’interazione diretta e che spesso non si sono mai incontrate dal vivo? Spesso ci si affida alle “raccomandazioni on line”, cioè si prende in considerazione la valutazione di chi conosce direttamente o ha già interagito con la persona in questione.

Uno dei siti più importanti che adottano questo meccanismo per valutare l’affidabilità dei partecipanti è eBay: dopo ogni acquisto venditore e compratore ricevono e rilasciano un feedback (positivo o negativo) per valutare la qualità della transazione. In questo modo la reputazione on line diventa uno strumento per sanzionare chi usa la rete “scorrettamente”, infatti un venditore con feedback negativi avrà difficoltà a trovare persone che vorranno ancora fare affari con lui.

Fino ad ora la valutazione della reputazione on line era un servizio aggiuntivo di un sito specifico (ad esempio nell’ambito di eBay) al quale restava circoscritta, adesso invece un nuovo servizio 2.0, TrustPlus, ha proprio come scopo principale quello di permettere alle persone di capire di chi “potersi fidare on line”. Come spiega Giovy che lo ha provato direttamente, questo servizio si basa sulle valutazioni ottenute dagli utenti sia nell’ambito di Trustplus che in molti altri social network, quali ad esempio Linkedin, Myspace, Facebook. Infatti un utente può decidere se importare in TrustPlus le sue identità, con relative valutazioni, dagli altri social network e se rendere o meno visibili agli altri tutte le identità. Inoltre si possono invitare i propri contatti ad unirsi al proprio TrustCircle, l’insieme di amici e conoscenti, raggruppati in base al grado di fiducia. Come afferma anche Giovy, TrustPlus avrà successo se riuscirà ad imporsi come un raccoglitore globale delle valutazione sulle persone, in modo da diventare una fonte affidabile per la reputazione di un possibile interlocutore on line.

Bzzers: la community del passaparola

Se i social network sono il luogo ideale perché sì realizzi il passaparola on line, un social network dedicato proprio al passaparola non può che avere molto successo. Lunedì 17 Settembre è stata lanciata Bzzers, una community consumatori attenti, appassionati del passaparola, con lo scopo di metterli in contatto direttamente con le aziende e far provare loro i nuovi prodotti in modo che ne parlino, generando appunto buzz.

La forza di questo nuovo social network è, come afferma Amanda Lorenzoni, la capacità di combinare la forza del passaparola con un potente social network. Rispetto agli altri siti che mettono in relazione le aziende con i consumatori, come Bzzparadise, Bzzers associa l’impostazione verticale tipica di questi siti alla forza e alle funzionalità (esplorare i profili utenti, interagire attraverso i messaggi privati etc.) dei social network, che possono far ottenere alle aziende feedback più ricchi sui loro prodotti.

In attesa che, come si legge nel blog di Bzzers, tra qualche settimana cominci la prima campagna per Nokia, c’è la corsa ad iscriversi al sito e ad invitare quanti più amici è possibile in modo da ottenere un alto punteggio di networking. Altri punteggi potranno essere acquisiti con i report e con l’esperienza.

BlogMeter misura l’audience di N3TV

n3tv_logo.jpg Lunedi 17 settembre è stata lanciata N3TV, la nuova web TV generalista italiana ideata da Tommaso Tessarolo.

Tommaso, ci ha chiesto di aiutarlo a “misurare” quotidianamente l’audience dei suoi programmi video, che oltre ad essere trasmessi su N3TV (e ospitati su BlipTV) verrano distribuiti anche su altre piattaforme di video sharing quali Youtube e Libero Video, e noi di Blogmeter, abbiano naturalmente raccolto la sfida!

Credo che già a fine mese potrete vedere direttamente sul sito di N3TV qualche risultato (di audience) ;-)

Mainstream vs Social media: “Stupidità collettiva” ?

Che tra i mainstream media e i new media non sia mai corso buon sangue è cosa nota.

Le ultime dure critiche ai new media, in particolare a siti di social news, arrivano da uno studio del Project for Excellence in Journalism (PEJ). Questo studio ha confrontato le notizie “coperte” tra il 25 e 29 luglio da del.cio.us, reddit, digg (siti in cui le notizie vengono segnalate dagli utenti) e yahoo news (che organizza le news lette dagli utenti in most recommended, most viewed e most emailed) con quelle di 48 newsmaking tradizionali contenuti nel PEJ’s News Coverage Index.

Da questo confronto è emerso che le news agenda degli utenti sono molto diverse da quelle proposte dai giornalisti professionisti, più frammentate ed effimere che trattano prevalentemente di avvenimenti provenienti dai blog o dai social media. Inoltre si è notato come, mentre i media mainstream parlavano spesso di questioni “importanti” quali l’immigrazione e l’Iraq, la sola storia abbastanza seguita nei social news site era l’iphone.

Queste conclusioni però non devono far pensare che i partecipanti ai siti di social news siano interessati esclusivamente a notizie “leggere”, perchè bisogna considerare che questo tipo di siti non sono lo specchio delle questioni più importanti del giorno, ma costituiscono solo una fonte di informazioni aggiuntive e complementari a quelle dei media tradizionali ed inoltre tipicamente i blogger, a differenza dai giornalisti professionisti, sono delle persone che trattano di temi “settoriali” (es. gadget, entertainment, tecnologia ecc.) nel loro tempo libero.

I siti di social news, inoltre, come suggerisce Nick Gonzalez su Techcrunch, offrono agli utenti il vantaggio di scegliere solo le informazioni a cui sono davvero interessati senza essere sommersi da altri contenuti.

Inseguire il leviatano

Google domina il mercato delle ricerche web, il suo dominio non accenna a diminuire (anzi aumenta, negli Stati Uniti controlla il 64% delle ricerche e il 73% dei budget delle aziende che acquistano pubblicità sui motori di ricerca) e qualcuno inizia a preoccuparsi (vedi la cover story dell’Economist di un paio di settimane fa). Il problema è che… la qualità della ricerca di google non è facile da battere! Ci stanno provando in molti, ma al momento siamo ancora alla fase della sperimentazione di diverse strategie di attacco (a Google).

La prima strategia, tornata di moda dopo qualche anno di eclisse, è aumentare l’intelligenza del motore attraverso tecnologie di NLP (o tecnologie semantiche, come alcuni dicono). Seguono questa strategia powerset e hakia, per esempio. Il primo non ha ancora pubblicato nemmeno una beta a inviti, il secondo è live già da un po’, ma mentre google mediamente è stato visitato negli ultimi 3 mesi da 1 utente internet su 4, hakia ha una percentuale di molto inferiore allo 0,1% (dati estratti da Alexa).

La seconda strategia è “migliorare” la rappresentazione dei risultati. Al posto della pagina scarna e lineare di google, ask.com propone una pagina “tri-dimensionale” in cui la colonna centrale contiene i risultati, le due laterali arricchiscono quanto trovato con informazioni aggiuntive e ricerche correlate. Searchcrystal ha scelto una serie di visualizzazioni molto sofisticate ed innovative (al punto da essere talvolta incomprensibili…)

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Pubblicità nei social media: l’esempio di Hotel Campari

La diffusione dei social media ha apportato dei notevoli cambiamenti nella stessa pubblicità on line, infatti come scrive Francesco Gori , per contattare un target ben definito di utenti non basta più avere una buona posizione nelle SERP dei motori di ricerca usando le tecniche di search engine marketing (SEM), è necessario utilizzare al meglio anche i social media.

Damien Blackden, vicepresidente di Emea for Digital Business di Universal McCann, pensa che le opportunità offerte dai social media ai pubblicitari sono sostanzialmente tre:

- dato che gli utenti di un social network spesso coincidono con un target ben preciso (giovani donne, studenti, appasionati di calcio ecc.) è più facile indentificare la “position” di un consumatore online ed il tempo che spende su di un social network il che permette la creazione di messaggi maggiormente mirati

- potenziare le applicazioni presenti su in social network in base alle preferenze espresse dagli utenti

- realizzare l’engagement, cioè coinvolgere i consumatori con il brand, ad esempio chiedendo loro che uso potrebbero fare di un nuovo prodotto

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