Wal-Mart apre alle recensioni on line

Wal-Mart, la più importante catena di distribuzione americana, da metà luglio ha lanciato un servizio che permette agli utenti di scrivere recensioni e valutare i prodotti acquistati: rispondendo ad un invito da parte di Wal-mart, i clienti possono inserire una recensione nella pagina web dei prodotti o inviarla via e-mail.

Sebbene la responsabile marketing di Walmart, Cathy Halligan, definisca l’iniziativa principalmente un servizio istituito per andare incontro ai desideri dei clienti, i quali hanno messo al primo posto nella lista di richieste al sito aziendale proprio la necessità di valutare i prodotti, noi crediamo che le consumer reviews rappresentino per le imprese una grande opportunità di estrarre marketing intelligence gratuita sui gusti e le opinioni dei consumatori.

Nello specifico, questo servizio permetterà ai consumatori di condividere le loro opinioni in modo da giungere a decisioni di acquisto più consapevoli. L’importanza dei suggerimenti on line è stata ricordata recentemente anche da Luca de Biase, che sulla prima pagina di Nòva del 12 luglio scorso, riportava le affermazioni di Andreas Weigend, ex chief scientist di Amazon.com, secondo il quale quello che conta nella scelta di acquisto di un consumatore, molto più della pubblicità e delle promozioni, sono proprio le segnalazioni nell’ambito dei network sociali. (Le affermazioni di Weigerd si possono leggere anche qui). Grazie a questo servizio, inoltre, Wal-Mart avrà a disposizione moltissime informazioni spontanee e gratuite sui propri clienti, sui prodotti che preferiscono e su quelli che non riacquisteranno mai.

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The Sims 2: la moda virtuale rivoluzionerà il mondo del fashion?

La notizia, di cui vi parlo oggi, riguarda il fenomeno di virtualizzazione della moda: mi riferisco alla nuova possibilità di vestire i personaggi virtuali del famoso videogiocoThe Sims con abiti H&M, la famosa catena di vestiti svedese, e di diventare gestori di un punto vendita virtuale.

Oltre alla personalizzazione dei propri personaggi, i giocatori potranno anche creare una propria linea di abbigliamento e presentarla sia sul sito, creato ad hoc per il gioco, sia su quello ufficiale della multinazionale svedese. Una successiva votazione da parte del popolo della Rete ed una valutazione degli addetti ai lavori, faranno in modo che nasca una nuova collezione, reale questa volta, messa in vendita nei 1000 negozi del colosso della moda, sparsi su 20 Paesi in Europa e nel Nord America.

Sempre più potere viene lasciato in mano ad i consumatori ed alle comunità virtuali; questo nuovo focalizzarsi delle aziende sulla realtà virtuale “user generated”, ha le carte in regola per diventare una nuova forma d’ideazione e promozione delle collezioni di moda (e non solo)…con effetti potenzialmente travolgenti sugli attuali modelli di business.

Blogiversary, riflessioni sui blog: un attacco alla nostra cultura?

Qualche giorno fà, il Wall Street Journal ha celebrato il primo decennale dei blog, il cosiddetto Blogiversary, e per l’occasione ha raccolto le riflessioni di alcuni commentatori sui cambiamenti apportati dai blog al modo di comunicare. Gli interventi al Blogiversary, in particolare quelli del giornalista Harold Evans e dall’attice Mia Farrow, hanno sottolineato la capacità dei blog di permettere a chiunque, superando i controlli editoriali, di diffondere le proprie idee e tentare di influenzare dal basso l’agenda dei media tradizionali. Tanto che si è arrivati ad una situazione in cui, come afferma Evans, il giornalismo attuale tratta i blog come se fossero a priori fonti autorevoli.
Dan Farber, editorialista di ZDNET, già a febbraio rifletteva sul primo decennio dei blog, ritracciando un’analogia con l’invenzione della stampa: come la macchina da stampa inventata da Gutenberg permise la diffusione della conoscenza al di fuori della ristretta cerchia di privilegiati, così internet e i blog hanno dato la possibilità a tantissime persone di pubblicare testi, foto, audio, video.
Un’altra considerazione, emersa dallo speciale del Wall Street Journal, riguarda il ruolo dei blog nel creare una sovrabbondanza di informazioni (il cosidetto information overload): grazie ai blog persone da tutto il mondo raccontano la loro vita e i loro problemi e nel far questo rilasciano giudizi ad esempio sulla qualità dei trasporti nella loro zona, sui prodotti che hanno acquistato, ecc. Senza il filtro editoriale dei mezzi di comunicazione, diventa difficile decidere di quali fonti fidarsi e di quali no (tema già ampiamente trattato qui)
C’è anche chi definisce i blog un fenomeno negativo: ad esempio Andrew Keen, nel suo libro “The Cult of the Amateur: how the democratization of the digital world is assaulting our economy, our culture, and our values” , considera i blog come un attacco alla cultura e una minaccia alla qualità dei discorsi pubblici. Da cui ne deriva la necessità di identificare, in un mare di mediocrità, i pochi che hanno qualcosa di interessante da dire.

La sovrabbondanza di informazioni e la necessità di definire quali, tra le tante, sono quelle più utili, credibili, affidabili dimostrano l’ esigenza di individuare filtri, meccanismi di ricerca, misure dell’autorità e della credibilità delle fonti.

A tal proposito, proprio ieri ho avuto un piacevole scambio di opinioni con Tony Siino di Blogitalia. Tony è in cerca di spunti ed idee per trovare dei nuovi indicatori efficaci (e condivisi) che possano guidarci nella “ricerca dei blog più autorevoli“…qualche idea a riguardo? Noi ne abbiamo diverse ma meritano un post apposito…stay tuned.

Oltre le keywords, verso la comprensione del significato?

Tra coloro che lavorano alla creazione dei motori di ricerca di “nuova generazione”, Powerset è la realtà che negli ultimi mesi ha attirato maggiormente l’attenzione di tutti gli addetti ai lavori (anche grazie a una, direi ben fatta, campagna basata sul passaparola).

L’approccio che guida il core engine di Powerset, se confrontato con quello utilizzato dai maggiori motori di ricerca come Google, Ask, Yahoo!, è decisamente più complesso, più articolato, ma anche molto più potente. L’idea infatti è di unire alla classificazione generalista (basata su keywords e tags), un motore linguistico in grado di analizzare e riconoscere i “significati” delle espressioni lingusitiche. Come avevo evidenziato qui, la frontiera verso cui si spingono i fornitori di tecnologia di nlp, cerca di individuare il giusto significato di un termine fra i tanti possibili e le relazioni semantiche che intercorrono tra i diversi “elementi” della query, riuscendo così a catturare il contenuto della stringa di parole.

Un motore di ricerca che utilizza l’approccio “semantico” al linguaggio naturale (semantico qui è da contrapporre a “basato su keywords”) dovrebbe offrire i seguenti vantaggi:

  • comprensione dell’intento che “guida” query (la ricerca)
  • maggiore e precipua comprensione dei documenti disponibili sul web
  • migliore matching tra intento della query e significato dei documenti
  • valorizzazione delle risposte e non delle semplici keyword

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Il Social Media Index e l’autorevolezza dei blogger

È difficile orientarsi nella grande quantità di informazioni disponibili online grazie ai blog, scegliere quali blog sono più credibili ed affidabili, quali sono le fonti di informazioni ed opinioni più credibili. Per questo sono stati individuati diversi metodi per valutare la cosiddetta autorevolezza dei blog, dalla quale dovrebbe dipendere la capacità del blog di influenzare le opinioni dei lettori, e che a mio avviso sono di grande aiuto quando si vuol fare avvicinare le aziende alla blogosfera, chiedendogli di investire su di essa oppure almeno di “ascoltare” cos’ha da dire.

Ad esempio, Technorati definisce l’autorevolezza di un blog in base ai link che vi puntano, ma questo metodo viene criticato da più parti. In particolare Steve Rubbel afferma che il motivo principale per cui la valutazione dell’autorevolezza in base ai link è metodo sorpassato è che le persone possono pubblicare in molti spazi on line, i blogger sono attivi in più di un social network, che possono influenzare i loro lettori. Pertanto con la crescente diffusione degli altri strumenti 2.0, si stanno studiando metriche alternative per definire l’influenza di un blog.

Blogbabel, invece, usa una media ponderata dei valori ottenuti nelle query su vari motori di ricerca (Google.it, Yahoo.it, Google Blog), considera il numero di lettori attraverso Feedburner, il Pagerank, il numero di link attraverso i feed, il ranking su Technorati.

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BlogMeter sotto le stelle

Qualche sera fà ho fatto una curiosissima esperienza che mancava al mio repertorio di uomo marketing…presentare un prodotto (BlogMeter) all’aperto, di notte, su di un  muretto, con il solo ausilio di un (mini) laptop e di una connessione UMTS…che  andava e veniva…divertente!

Grazie ancora ad Axell per ospitalità (parlo della cena pre-demo) ed a Tommaso per la pazienza :-)

Microsoft e Ask unite per l’advertising online

E fu così che i due giganti della ricerca si unirono per accaparrarsi più quote della pubblicità online. Microsoft e Ask siglano un accordo che non ha precedenti: AdManager Beta, prodotto software della suite Office Live che permette la gestione di annunci pubblicitari contestuali sui diversi motori di ricerca, visualizzerà ora anche annunci forniti da Ask Sponsored Listing, il network autonomo del (vecchio) competitor Ask.

Il mondo del web search è in continua espansione, per un giro d’affari che si aggira intorno ai 15 miliardi di dollari, e che si prevede possa arrivare anche a 44 miliardi in soli cinque anni; a questo va aggiunta l’importanza sempre maggiore che viene data alla ricerca localizzata, la quale andrà ad integrare forme di advertising identiche a quelle che ora hanno conquistano la ricerca tradizionale.

Secondo Microsoft Live, questa unione permetterebbe alle tante piccole-medie imprese di avvicinarsi al mondo del marketing basato sul search engine, mettendo a disposizione i mezzi per costruire campagne su keyword attinenti ai loro orizzonti di interesse e, nel contempo, “mostrare” come tale tipologia di marketing non sia ad uso esclusivo di esperti SEM, bensì alla portata di tutti.

Personalmente non so se l’accordo consentira’ veramente a Microsoft ed Ask di strappare un po’ del mercato pubblicitario a Google Adsense, ma non c’è dubbio che l’aggregazione tra advertising networks sia l’unica strada percorribile in questo senso….e non escluderei che in futuro anche Yahoo! (o la stessa Google) si possano aggiungere per creare la SANTA ALLENZA, un unico grande network mondiale di annunci pubblicitari (contestuali) online.

p.s. anche se la vera rivoluzione arrivera’ col targeted advertising  ossia con l’annuncio che si adatta alle preferenze dell’utente e non al contenuto della pagina-articolo web…ma di questo ne riparliamo un’atra volta ;-) 

SocialStream: il Social NetWork di Google

Vi ricordate di Orkut? Il social network lanciato da Google circa un anno fa? Creato per contrastare MySpace e Friendster, Orkut è ora utilizzato solamente in India e Brasile e le grandi aspettative che lo anticipavano, sono ora un lontano ricordo. O forse no.
Da allora (era l’ottobre 2006), a Mountain View, non hanno smesso di pensare all’idea della creazione di un social network competitivo con gli altri in circolazione, e la conferma ne è data dalla notizia apparsa quache giorno fà su Punto Informatico: Google sta sponsorizza un progetto relativo al programma del Master che si svolge presso l’istituto di Human-Computer Interaction della Carnegie Mellon University, il quale prevede la realizzazione di quello che può essere definito come social networking 2.0.

L’idea rivoluzionaria che guida questo progetto è quella di offrire una piattaforma che permetterà agli utenti una libera condivisione e fruizione di contenuti attraverso network diversi. Una sorta di “terra madre” del networking online, come lo ha definito lo stesso Punto Informatico.

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Misurare l’efficacia della pubblicità nei social network

Le aziende hanno cominciato a partecipare attivamente ai social network, inserendo i loro profili e iniziando a costruire le loro community per pubblicizzarsi.
Le particolari modalità di interazione sociale nell’ambito dei social network modificano il modo in cui questo tipo di pubblicità viene percepita dagli utenti: nei social network gli utenti possono aggiungere nel loro profilo un collegamento alla pagina della propria marca preferita, proprio come fanno con gli amici che partecipano al network. In questo modo il brand non viene più percepito come qualcuno che vuole vendere un prodotto, ma diventa un vero e proprio amico. Un po’ come accade nella community di Sky, dove gli utenti possono leggere i blog dei giornalisti di SkyTg24, dei campioni dello sport (come Fabio Cannavaro), dei giornalisti sportivi (come Fabio Caressa) o degli altri conduttori Sky (come Alessia Ventura e Gianni Canova) e aggiungerli alla loro lista di amici.
Per valutare l’impatto di una campagna realizzata nell’ambito di un social network, quindi, le tradizionali metriche di analisi della pubblicità (impression, click, etc) non sono più sufficienti, ma è necessario provare a quantificare la forte capacità virale della comunicazione i tra consumatori (consumer-to-consumer, C2C). Ad esempio il valore generato da un banner di Yoox nella community Style.it (di cui è anche partner) acquisisce maggior valore la dove ci sono utenti che appartengono a questo social network che lo considerano un ottimo negozio online. In questo caso l’efficacia della campagna non può essere quantificata solo contando le volte che il banner è stato visualizzato o quelle che è stato cliccato, ma è necessario usare altre metriche, che tengano conto anche dei giudizi degli utenti.

Ad esempio, lo studio Never-Ending Friending, realizzato in collaborazione da Fox Interactive Media’s MySpace e da Carat USA’s Isobar, ha introdotto la nuova metrica, chiamata Momentum Effect, per quantificare la forza del passaparola tra i consumatori che partecipano al social network.

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Essa registra quando un utente linka la pagina del brand nel suo profilo personale o fornisce delle informazioni sul brand ad un amico. Da questo studio,  è emerso che le campagne pubblicitarie nei social network riescono a creare maggior valore a favore del brand, proprio sfruttando la capacità di diffusione virale (77% del valore creato per la campagna pubblicitaria dell’Adidas e il 70% per EA nell’ambito del social network Myspace)

La realizzazione di campagne pubblicitarie nei social network è solo agli inizi, ma per favorirne la diffusione sarà necessario individuare metodi di analisi adatti a quantificare il ROI derivante da questo tipo di investimenti.

Adsense Mobile: Google conquisterà anche il mondo mobile?

Google Adsense, lo strumento che ha rivoluzionato il mondo della pubblicità online, nonchè il mezzo più usato al mondo per la pubblicità contestuale, è entrato anche nel mondo mobile.

Attraverso una email che il colosso di Mountain View ha inviato ad un selezionato gruppo di sviluppatori di siti per il mobile, la nuova versione di Google AdSense studiata appositamente per i i siti navigati da dispositivi portatili, ha dato inizio al programma di beta-testing il quale permetterà di analizzare e scoprire le infinite potenzialità e risorse di una nuova frontiera della pubblicità, ancora una volta firmata da Google.

Tra i fortunati tester troviamo la testimonianza del sito Selfmademinds, i curatori del quali hanno pubblicato parte della email ricevuta direttamente da Google:

“We have successfully conducted initial testing on the product and today, we’d like to invite you to try AdSense for mobile on your mobile website. [..] As part of our efforts to develop new and improved AdSense products for our partners, we will begin a limited beta test for AdSense for mobile. AdSense for mobile allows publishers to monetize their mobile websites through the placement of targeted text ads. Publishers can take advantage of the fast-growing mobile advertising market and benefit from our targeting technology.”

Entrando più nello specifico, scopriamo che ogni singolo annuncio non potrà eccedere i 12/18 caratteri per linea, per due righe in tutto di sviluppo. Dal punto di vista più tecnico, gli AdSense mobile sono dedicati a pagine scritte in WML, XHTML, o cHTML e promettono di estendere la pubblicità mobile di Google oltre il solo motore di ricerca. Una delle idee che maggiormente stimolano il mio interesse è il cosiddetto click-to-call ovvero la possibilità offerta di stabilire un contatto diretto con il “produttore” della pubblicità: durante la navigazione sarà possibile avviare immediatamente una chiamata telefonica tra fruitore dell’advertisement e un utente dell’azienda in grado di rispondere ad una sua curiosità/necessità.

In questa lotta del mondo mobile, Windows non sta certamente ferma ed è partita al contrattacco rendendo disponibile una nuova versione di Windows Mobile Search che, a sentire Harrison Hoffman di CNet, promette “grandi cose”.

Infine, sempre sul terreno del mobile search marketing vorrei segnalare DARE TO COMPARE , interessante esercizio di “confronto tra motori di ricerca mobile”  pubblicato da Yahoo! (che con oneSearch ha per prima ha approciato il mercato mobile).

Una nuova guerra è scoppiata. Chi la scamperà?

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